Mocha ai Houthi: Bab al-Mandab e Hormuz sotto la pressione dell’asse iraniano

Secondo un’analisi di Chatham House pubblicata il 14 settembre 2026, la presa del porto di Mocha, nel sud-ovest dello Yemen, e l’avanzata dei Houthi lungo la costa dello stretto di Bab al-Mandab rappresentano il cambiamento più rilevante nel controllo del territorio yemenita da anni. Insieme alla perturbazione iraniana nello Stretto di Hormuz, la nuova posizione offre all’Iran e ai suoi alleati la possibilità di premere su due dei passaggi marittimi di maggiore valore strategico al mondo.
L’offensiva è stata rapida. I Houthi, che controllano gran parte dello Yemen occidentale, hanno risalito la costa del Mar Rosso nell’ultima settimana, mentre le forze filogovernative si ritiravano da Mocha, dai dintorni e dalle isole vicine. Ai vantaggi della sorpresa e della preparazione militare si è aggiunta la debolezza del campo avverso: gruppi armati autonomi, in passato sostenuti da patroni regionali diversi e con ambizioni politiche concorrenti. I tentativi sauditi, avviati all’inizio del 2026, di riunirli sotto un comando più coerente non hanno cancellato anni di frammentazione.
Nel periodo di relativa calma seguito alla tregua del 2022, mediata dalle Nazioni Unite, il movimento ha reclutato e mobilitato personale, migliorato la produzione domestica di armi e ampliato le capacità missilistiche e con droni. In diversi ambiti dispone ora di mezzi più avanzati di quelli governativi.
La questione immediata per la comunità internazionale è l’uso che i Houthi faranno della posizione attorno a Bab al-Mandab, il passaggio che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, in ultima istanza, al canale di Suez. Il movimento ha dichiarato di non voler imporre pedaggi formali, ma gli autori invitano alla cautela: vi sono indicazioni che dal 2023, con l’inizio degli attacchi al traffico nel Mar Rosso, abbia ottenuto pagamenti informali da alcune agenzie di spedizione in cambio di un transito sicuro. Anche l’affermazione di colpire solo navi legate all’Arabia Saudita è giudicata poco rassicurante. Una nave che trasporta petrolio saudita può essere posseduta, gestita, finanziata, assicurata o noleggiata da società di più paesi, e i suoi carichi possono essere destinati a mercati diversi: gli effetti toccano quindi interessi commerciali in Europa e in Cina.
Cambia anche il calcolo degli Stati con interessi nel Corno d’Africa. Gibuti dista circa 20 chilometri dall’isola di Perim, che secondo notizie di stampa è ora in mano ai Houthi. Ospita basi militari di Stati Uniti, Cina, Francia, Italia e Giappone, e anche Turchia ed Emirati Arabi Uniti vi hanno interessi di sicurezza e commerciali. Per ora, ritiene Chatham House, i Houthi puntano a un’escalation controllata: trasformare lo slancio militare in leva politica ed economica senza provocare una risposta internazionale tale da annullare i guadagni.
Riad ha promesso una risposta agli attacchi subiti sul proprio territorio, comprese infrastrutture energetiche, con civili feriti secondo quanto riferito. L’Arabia Saudita ha firmato di recente un trattato di mutua difesa con Turchia e Pakistan, ma non risulta abbia chiesto pubblicamente il loro aiuto. Per il presidente statunitense Donald Trump si apre un dilemma: Washington ha un interesse di fondo nella sicurezza saudita e un rapporto stretto con il principe ereditario Mohammed bin Salman, ma anche forti ragioni per non riaprire uno scontro diretto con i Houthi, con cui ha una tregua dal maggio 2025, dopo la campagna aerea contro gli attacchi alla navigazione. Gli Stati Uniti restano inoltre impegnati nello Stretto di Hormuz, e i Houthi hanno a loro volta motivo di non ripetere l’esperienza dei bombardamenti del 2025, che causarono danni seri. L’equilibrio potrebbe però rompersi se gli attacchi al territorio saudita si intensificassero, soprattutto con incursioni di terra, pur limitate, oltre il confine.
Il costo maggiore ricade sulla popolazione. Il paese affronta la nuova fase con istituzioni divise, un’economia devastata da oltre un decennio di guerra e un sostegno umanitario in calo. A Taiz sono state sfollate quasi 50.000 persone dal 3 settembre. A Mocha, con le strutture sanitarie in collasso o irraggiungibili, media locali segnalano oltre 240 donne incinte senza accesso a cure funzionanti. Nuove interruzioni a porti, strade e catene di approvvigionamento faranno salire i prezzi di cibo, trasporti e carburante in un paese molto dipendente dalle importazioni.
Il testo conclude che i governi trattano ancora come dossier separati i negoziati saudita-houthi, la sicurezza marittima, l’accesso umanitario, i colloqui con l’Iran e il governo yemenita. I Houthi, al contrario, operano insieme come autorità di governo, attore armato non statale, alleato regionale iraniano e fattore sempre più influente sulla sicurezza marittima. Accordi bilaterali, tregue locali e attacchi mirati non bastano, e ai paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), privo di una politica comune sullo Yemen, serve un approccio condiviso che colleghi l’assetto politico yemenita alla sicurezza di Golfo, Mar Rosso e Corno d’Africa.
Il commento di GrNet.it
Che cosa comporta, per chi ha un contingente a Gibuti, avere a 20 chilometri da Perim un movimento con droni, missili e mezzi marittimi in crescita? Per una base, la protezione passa da difesa aerea, sorveglianza costiera e sicurezza delle linee di rifornimento, più che dalla sola presenza, e il testo non dice quanto la sede italiana sia esposta. Va detto anche che il controllo di Perim è riferito dalla stampa e non risulta verificato. Il Mediterraneo resta sullo sfondo, ma Suez è l’approdo ultimo di quel passaggio, e valutare quale ruolo possa avere una presenza europea coordinata, e con quali mezzi, mi sembra una questione ancora aperta.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 14 settembre 2026





