Dopo Fairford, Londra dovrebbe dotarsi di una forza per la difesa del territorio

Secondo un commento di esperti pubblicato da Chatham House il 7 ottobre 2026, il Regno Unito dovrebbe costituire una forza dedicata esclusivamente alla protezione delle proprie basi e infrastrutture sul territorio nazionale. La minaccia ibrida di Iran e Russia, argomenta il think tank londinese, rende insufficiente l’assetto attuale. Il testo prende le mosse dall’episodio di RAF Fairford.
Dopo l’arresto di cinque uomini nei pressi della base, il 27 settembre, gli Stati Uniti hanno ritirato da Fairford i propri bombardieri. Il presidente Donald Trump ha parlato di una «minaccia» non precisata, mentre il governo britannico insiste che la base sia sicura. Il primo ministro Andy Burnham ha riferito «forti indizi» di un ruolo iraniano, respinti dall’ambasciata di Teheran a Londra. Le indagini sono ancora in corso. A marzo Londra aveva autorizzato l’uso di Fairford per quelli che definì attacchi difensivi contro l’Iran, e Teheran aveva replicato che ogni base impiegata per un’aggressione al proprio territorio sarebbe stata un obiettivo legittimo.
Le basi dispongono di forze di guardia al perimetro, e il Regno Unito ha unità antiterrorismo specializzate. Le forze armate e la riserva possono inoltre essere impiegate sul territorio a sostegno delle autorità civili. Manca però, rilevano gli autori, una forza solo nazionale in grado di proteggere più siti per un tempo prolungato.
La distinzione di fondo è tra risposta e protezione: individuare i responsabili o decidere ritorsioni avviene dopo l’attacco, mentre la protezione deve essere già in posto prima. Sul versante russo, il Cabinet Office ha annunciato briefing ai vertici dei gestori di infrastrutture nazionali critiche e delle imprese della difesa. L’intelligence danese ha avvertito che Mosca potrebbe condurre entro mesi un attacco militare limitato contro un membro della NATO.
Polonia e Finlandia hanno scelto soluzioni strutturali. La Forza di difesa territoriale polacca, nata nel 2017 come quinta componente delle forze armate, recluta localmente, ha una brigata per provincia e non rinforza l’esercito regolare in caso di mobilitazione. La Finlandia dispone di un comitato permanente per la sicurezza che coordina le funzioni essenziali dello Stato, come acqua, energia e trasporti, con pianificazione militare e civile in un quadro unico. Nessuno dei due modelli è trasferibile tale e quale, ma il principio sì: servono forze create per questo compito, non ricavate ogni volta da quelle regolari.
L’architettura britannica esiste già: il Home Defence Programme del Cabinet Office, con un esercizio nazionale previsto nel 2027, un direttore della difesa del territorio al Ministero della Difesa e lo Standing Joint Command come comando operativo. Un rapporto dell’Università di Exeter, di gennaio, ne denuncia tuttavia la frammentazione e l’assenza di un dicastero capofila con poteri esecutivi. Un mandato, osserva Chatham House, non produce però truppe, perché la riserva è destinata anche alla difesa collettiva NATO e a impieghi all’estero.
Le proposte sono tre. La prima è creare sottounità di riserva con compito esclusivamente interno, reclutate e dislocate in loco e non computate come rinforzi per formazioni da schierare altrove. Resterebbero in capo a MOD Police, Military Provost Guard Service e RAF Regiment il perimetro e la sicurezza immediata. Le nuove unità presidierebbero invece infrastrutture civili e l’area esterna ai perimetri, tenendo i siti per mesi anziché per giorni. La seconda è trattare la protezione del territorio come funzione permanente, con un bilancio al riparo dai tagli: all’Esercito sarebbe stato ordinato di sospendere le grandi esercitazioni e i riservisti presterebbero meno giorni di servizio. La terza è legare la dislocazione delle forze alle decisioni del governo, fissando i requisiti di protezione di un sito nel momento stesso in cui si autorizza un’operazione dal territorio britannico.
Il costo, ammettono gli autori, è una riduzione reale di ciò che il Regno Unito può inviare all’estero.
Il commento di GrNet.it
Chi presidia la base nel momento in cui se ne concede l’uso a un alleato? Il punto più utile dell’analisi è il vincolo tra decisione politica e requisiti di protezione, da fissare insieme, e per un Paese mediterraneo che ospita operazioni altrui è un criterio applicabile anche fuori dal caso britannico. Resta da vedere quanto regga la riserva a doppio impiego, nazionale e per la difesa collettiva, quando le due richieste arrivano insieme: l’articolo la tratta come questione di bilancio, ma è anche di addestramento e di reclutamento locale. Il costo dichiarato, meno riservisti schierabili all’estero, è una scelta che ogni alleato prima o poi dovrà fare in modo esplicito.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 7 ottobre 2026




