Contraffazione di lusso: sequestrati 7mila metri di stoffa griffata

La Guardia di Finanza di Cremona smantella una rete di vendita online. Rinvio a giudizio per tre persone e una società
Cremona, 28 settembre 2026 – La Guardia di Finanza di Cremona ha concluso un’operazione contro la contraffazione di marchi di lusso, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia. Al termine delle indagini, l’autorità giudiziaria ha richiesto il rinvio a giudizio per tre persone fisiche e una società in nome collettivo coinvolte nella filiera del falso. Contestati anche ricettazione e autoriciclaggio.
L’inchiesta è partita nell’ottobre 2024 da un sequestro durante l’evento «Vanitas Market» di Cremona. I finanzieri hanno individuato una donna bresciana che vendeva articoli (borse, pochette, cerchietti per capelli) realizzati con tessuti contraffatti riproducenti loghi di brand come Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Christian Dior, Dolce e Gabbana e Versace. La perquisizione presso l’abitazione a Brescia ha portato al sequestro di una macchina da cucire, oltre 120 articoli finiti e tessuti griffati falsi.
Le successive indagini telematiche hanno rivelato che il «core business» della donna era la vendita online. Attraverso un profilo Instagram creato ad hoc, arrivato a circa 4.200 follower, pubblicizzava e proponeva in vendita le proprie creazioni. I clienti pagavano tramite bonifico bancario, ricarica Postepay o PayPal e ricevevano gli articoli spediti. Dal marzo 2019 ad aprile 2025 sono stati venduti oltre 1.000 articoli per un giro d’affari superiore a 138mila euro. La rete di vendita ha raggiunto tutto il territorio nazionale oltre a Svizzera, Austria e Germania.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro e l’oscuramento del profilo Instagram. Le indagini si sono poi estese alla ricostruzione della «filiera del falso» per identificare i fornitori dei tessuti contraffatti e i produttori. Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare complessivamente oltre 7mila metri quadri di tessuti con marchi contraffatti, sufficienti per produrre oltre 10mila capi di abbigliamento.
L’autorità giudiziaria bresciana ha segnalato le posizioni di altre persone fisiche e giuridiche coinvolte nella filiera alle Procure della Repubblica di Roma, Bergamo, Torino, Como, Varese e Ancona.










