Bergamo, due indagati svuotavano imprese acquisite a un euro

Sequestrati beni per 5,6 milioni. Distratti anche 2,2 milioni di finanziamenti pubblici. Coinvolte almeno cinque società
Bergamo, 24 settembre 2026 — La Guardia di Finanza di Bergamo ha eseguito il sequestro preventivo di beni e disponibilità per oltre 5,6 milioni di euro nei confronti di due soggetti italiani residenti a Dubai, indagati per crisi d’impresa, autoriciclaggio e malversazione di erogazioni pubbliche. Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo su coordinamento della Procura della Repubblica.
Secondo l’indagine del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, i due indagati avrebbero utilizzato una società come «boutique di consulenza finanziaria» per acquisire imprese in difficoltà a prezzi irrisori, anche attraverso contratti di earn out con corrispettivi simbolici, per poi svuotarle progressivamente attraverso fatture false e contratti di servizi privi di giustificazione economica.
Una delle società coinvolte era stata acquisita per un euro. I precedenti proprietari avevano ricevuto una partecipazione del 25% agli eventuali utili derivanti dalla successiva cessione o dal raggiungimento di determinati obiettivi economico-finanziari. L’operazione era stata presentata come un intervento di rilancio, ma gli accertamenti hanno fatto emergere un disegno delittuoso finalizzato alla distrazione delle risorse aziendali.
Dall’impresa in crisi sarebbero state trasferite disponibilità liquide per circa 1 milione di euro, successivamente confluite nei conti personali e professionali degli indagati a fronte di prestazioni inesistenti. Nel medesimo periodo, sono stati stipulati due contratti di leasing per altrettante Ferrari modello Roma, con costi complessivi superiori a 170.000 euro. L’azienda, che aveva circa 40 dipendenti, nel frattempo avviava procedure di licenziamento e registrava scioperi per mancato pagamento degli stipendi.
Nel settembre 2023, il prestanome dell’impresa aveva rassegnato le dimissioni, ma le avrebbe ritirate dopo aver ricevuto minacce esplicite e velate dai due indagati, che gli avrebbero fatto presente di avere precedenti penali legati a criminalità organizzata.
Gli investigatori hanno ricostruito un modus operandi seriale: lo stesso schema sarebbe stato adottato nei confronti di altre quattro società, dalle quali sarebbero stati distratti oltre 1,5 milioni di euro. Tra queste figura un’importante realtà industriale con circa 200 dipendenti. Il 100% delle quote della società che la controlla è stato sottoposto a sequestro e affidato a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.
Per quest’ultima impresa, nel febbraio 2025, i due indagati avrebbero ottenuto finanziamenti per complessivi 3,3 milioni di euro, assistiti per il 70% dalla garanzia SACE. Secondo le verifiche, 2,2 milioni di euro sarebbero stati impiegati per finalità estranee a quelle previste, compromettendo gli obiettivi cui i finanziamenti erano stati concessi. Il procedimento penale versa ancora nella fase delle indagini preliminari.




