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Canada e Unione Europea sperimentano un’alleanza senza fusione istituzionale

Nove anni dopo l’avvio provvisorio del Comprehensive Economic and Trade Agreement, l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada, dieci Stati membri non lo hanno ancora ratificato, tra cui Francia, Italia, Polonia, Belgio e Irlanda. È in questo contesto di integrazione incompiuta che si inserisce la proposta avanzata il 16 settembre dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione, secondo quanto ricostruisce Chatham House in un commento firmato da Jon Wallace.

Il giorno successivo il primo ministro canadese Mark Carney, intervenendo al Parlamento europeo, ha delineato un programma di cooperazione che spazia dalle materie prime critiche alla produzione della difesa, dall’intelligenza artificiale allo spazio, fino a un commercio digitale senza frizioni per beni e servizi non agricoli. Carney punta anche all’accesso al programma di ricerca Horizon dell’Unione europea.

Il ragionamento di Carney, già anticipato nel suo discorso di Davos del gennaio 2026, poggia su un’idea precisa: la concentrazione economica eccessiva genera vulnerabilità, e solo la diversificazione restituisce margine di scelta politica. A Strasburgo lo ha sintetizzato così: «L’obiettivo non è l’autosufficienza. È la resilienza collettiva». Il Canada destina circa sette esportazioni su dieci agli Stati Uniti; l’Unione europea, dal canto suo, dipende da tecnologia e capacità di sicurezza statunitensi, da catene di fornitura cinesi e dalle importazioni energetiche.

La reazione di Donald Trump, che ha definito l’ipotesi un potenziale «atto ostile» minacciando dazi pesanti contro l’Europa, misura la portata politica dell’iniziativa. Carney ha replicato che il Canada deciderà autonomamente le proprie partnership internazionali, pur precisando di non voler costruire un blocco geopolitico rivale. Il rapporto descrive questo modello come una forma di «accoppiamento senza fusione»: due strutture che si rafforzano a vicenda contro le pressioni esterne mantenendo fondamenta distinte.

Sul piano giuridico, però, la politica corre più veloce del diritto. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea riserva l’adesione agli Stati europei, requisito che il Canada non soddisfa, e una vera membership associata con diritti istituzionali richiederebbe una revisione dei trattati soggetta a ratifica unanime. Una via più praticabile è l’articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell’Unione, che consente accordi di associazione con paesi terzi senza passare per la revisione costituzionale, come già avvenuto in giugno quando il Canada è diventato il primo paese non europeo ammesso agli appalti dello strumento di difesa SAFE da 150 miliardi di euro.

Le resistenze non mancano su entrambe le sponde. In Canada i conservatori di Pierre Poilievre sostengono i legami commerciali e di difesa con l’Europa ma respingono l’applicazione di tassazione, legislazione o libera circolazione europee. In Europa, diplomatici hanno osservato che la proposta di von der Leyen non era stata concordata preventivamente con gli Stati membri, mentre i paesi candidati all’adesione potrebbero interrogarsi sul perché il Canada otterrebbe un accesso privilegiato mentre loro affrontano anni di riforme.

Il commento di GrNet.it

Un’alleanza che rafforza senza fondere le istituzioni non è una novità assoluta: la cooperazione industriale della difesa europea ha già sperimentato formule simili con paesi terzi come la Norvegia, pur senza la stessa ambizione dichiarata. Per l’Italia, che tra i dieci Stati non ha ancora ratificato il CETA, la questione non è astratta: partecipare o meno a un’architettura a cerchi concentrici attorno all’Unione condiziona direttamente l’accesso a strumenti come SAFE e alle filiere di materie prime critiche. Resta da capire se Roma intenda giocare un ruolo proattivo in questa fase negoziale o limitarsi a subire decisioni maturate altrove, come già accaduto con la ratifica bloccata dell’accordo commerciale canadese. Il precedente giapponese citato dall’analisi suggerisce che l’Unione europea può costruire relazioni strategiche profonde con potenze non europee senza intaccare la propria coesione interna, ma la scala dell’operazione con Ottawa appare di diverso ordine.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 18 settembre 2026

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