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BRICS a New Delhi: una dichiarazione comune nonostante le fratture interne

Il premier indiano stringe la mano a Xi Jinping, mentre Vladimir Putin osserva la scena e il presidente malese Anwar Ibrahim intona un successo bollywoodiano degli anni Sessanta alla cena di gala: sono le immagini del diciottesimo vertice BRICS di New Delhi, raccontato da Sarang Shidore su Responsible Statecraft, testata legata al Quincy Institute.

Il gruppo, che conta oggi dieci membri tra cui Brasile, Cina, India, Indonesia, Russia e Sudafrica, è riuscito a produrre una dichiarazione congiunta firmata da tutti i partecipanti. Un risultato non scontato, considerando che tra i presenti figuravano rappresentanti di paesi coinvolti su fronti opposti nel conflitto mediorientale in corso, incluso il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Solo pochi mesi prima, i ministri degli Esteri del blocco non erano riusciti a concordare una dichiarazione comune, in un clima segnato da scambi accesi tra Iran ed Emirati Arabi Uniti, che si sono scambiati raid missilistici nell’ambito della guerra in corso. L’ospitalità indiana ha comunque permesso di superare quello stallo, ma il prezzo è stato un linguaggio molto più prudente rispetto al passato.

Se la dichiarazione di Rio de Janeiro dello scorso anno condannava esplicitamente gli attacchi militari contro l’Iran come violazione del diritto internazionale, il testo di New Delhi si limita a esprimere «profonda preoccupazione per la continua escalation delle tensioni in Medio Oriente/Asia occidentale», richiamando le «rispettive posizioni nazionali» e invitando alla «massima moderazione». Secondo l’autore, il compito di New Delhi era oggettivamente più arduo di quello affrontato da Brasilia, dato che nel frattempo il conflitto si era allargato fino a coinvolgere direttamente gli Emirati Arabi Uniti come belligeranti.

Un elemento definito misterioso dall’autore è la scomparsa di ogni riferimento al conflitto in Ucraina, presente invece in tutte le dichiarazioni BRICS dal 2022 in avanti, incluso un passaggio dello scorso anno che rifletteva sostanzialmente la posizione russa su alcuni attacchi ucraini.

Tra le novità del testo figura un paragrafo dedicato a Cuba, che gode dello status di paese partner, con una condanna delle misure unilaterali di embargo e dei loro effetti sull’economia e sulla popolazione cubana. Israele viene nuovamente citato per nome e criticato per le azioni in Libano, mentre resta il linguaggio duro sulla questione di Gaza, con riferimenti alla tutela dei diritti inalienabili del popolo palestinese. Nessun accenno compare invece al «Board of Peace» promosso da Washington, nonostante tra i suoi membri figurino gli stessi Egitto, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti.

Il documento riserva inoltre una critica severa alle «misure coercitive unilaterali» e ai regimi sanzionatori, definiti lesivi dei diritti allo sviluppo, alla salute e alla sicurezza alimentare delle popolazioni colpite: un chiaro riferimento a Stati Uniti ed Europa. Shidore conclude che il gruppo, dopo la fase di espansione e il lancio di iniziative come la New Development Bank, si trova ora a un bivio, alle prese con le difficoltà di integrare i nuovi membri in un contesto internazionale segnato da più guerre simultanee.

Il commento di GrNet.it

Un blocco che riesce a firmare un documento comune pur avendo al suo interno due paesi che si combattono militarmente dimostra più la capacità diplomatica del padrone di casa che la coesione reale del gruppo. La sparizione di ogni riferimento all’Ucraina, dopo anni di menzioni costanti, meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva nell’analisi: segnala forse che Mosca non ha più la forza negoziale di imporre la propria narrativa, oppure che altri membri hanno posto un veto silenzioso. Per l’Italia, osservatore esterno ma esposta agli effetti dei regimi sanzionatori occidentali che il testo BRICS critica apertamente, il dato utile non è l’unità di facciata ma la fragilità strutturale che l’accordo cerca di mascherare. Un blocco che deve accontentarsi di formule generiche per non spaccarsi non è ancora un polo alternativo credibile, ma resta comunque un contenitore da monitorare nelle sue evoluzioni.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 13 settembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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