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Sassonia-Anhalt, il voto che indebolisce Merz e l’Europa senza guida

Secondo un’analisi di Jana Puglierin e Jeremy Cliffe pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), il 43,8% ottenuto dall’Alternative für Deutschland (AfD) nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt porta il partito a un passo dalla formazione del primo governo regionale di estrema destra nella storia della Repubblica federale tedesca.

Il voto del 6 settembre assegna all’AfD 39 seggi, tre in meno della maggioranza assoluta. Per governare, il partito dovrebbe trovare sponda o nella Sahra Wagenknecht Alliance (BSW), formazione di sinistra conservatrice, o nell’ala destra della CDU. L’unica alternativa sarebbe un esecutivo sostenuto, almeno passivamente, da tutte le altre cinque forze politiche, inclusa Die Linke, ipotesi che la CDU considera inaccettabile.

Gli autori osservano che l’AfD non ha alcuna esperienza di governo e che la sua sezione in Sassonia-Anhalt è attraversata da tensioni interne e scissioni. Un governo regionale caotico potrebbe scoraggiare altrove gli elettori dal sostenere partiti simili; se invece l’AfD riuscisse a governare con una minima coerenza, avrebbe l’occasione di misurarsi apertamente con Berlino e Bruxelles e di sperimentare politiche esportabili altrove in Europa, con un possibile effetto di incoraggiamento per la destra radicale continentale.

Il risultato si somma alle difficoltà già esistenti nella coalizione centrista guidata dal cancelliere Friedrich Merz, segnata da divisioni crescenti tra le componenti orientale e occidentale della CDU/CSU e tra il cancelliere e la base conservatrice del partito. Il rapporto segnala che due ulteriori elezioni regionali, previste il 20 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, potrebbero indebolire ulteriormente l’autorità di Merz. Gli autori ritengono possibile, seppure non probabile allo stato attuale, che il cancelliere venga costretto a dimettersi nei prossimi mesi; l’eventuale successore più accreditato sarebbe Hendrik Wüst, premier del Nord Reno-Westfalia, la cui linea moderata tuttavia potrebbe risultare poco adatta a un clima politico polarizzato.

Sul piano delle soluzioni, ECFR ritiene tardiva e comunque inefficace l’ipotesi di uno scioglimento del partito per via giudiziaria, mentre giudica più realistica un’azione delle autorità federali contro singoli esponenti estremisti e contro i canali di finanziamento del partito. La CDU/CSU dovrebbe compiere una scelta strategica sulla propria identità, definendo con chi cooperare al di fuori del perimetro tradizionale, mentre le altre forze pro-europee dovrebbero opporre all’estrema destra proposte concrete, capaci di dimostrare vicinanza ai cittadini comuni piuttosto che agli interessi consolidati.

Gli autori raccomandano infine alle altre capitali europee di ridimensionare le aspettative sulla leadership tedesca e di coltivare canali alternativi di iniziativa, come il nuovo formato E6 delle maggiori economie dell’Unione europea e la «coalizione dei volenterosi» sull’Ucraina. Con Francia, Italia, Polonia e Spagna tutte alle prese con stagioni elettorali, conclude il rapporto, una Germania in preda a tensioni interne non può fungere da ancora per l’Europa; la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e gli altri leader dovranno contare meno su Merz per far avanzare i negoziati sul bilancio pluriennale 2028-2034 e sui negoziati di adesione.

Il commento di GrNet.it

Che cosa succede quando il paese che dovrebbe garantire continuità alla leadership europea entra esso stesso in una fase di instabilità politica prolungata? L’analisi ECFR suggerisce una risposta prudente: distribuire l’iniziativa su formati come l’E6 o la coalizione dei volenterosi, evitando di dipendere da un solo interlocutore. Per l’Italia, che affronta a sua volta una stagione elettorale, il caso tedesco mostra quanto sia rischioso costruire la propria proiezione diplomatica sull’attesa di un partner stabile a Berlino. Vale la pena osservare con attenzione se i format intergovernativi ad hoc, nati per necessità contingenti, finiranno per consolidarsi come canali paralleli alle istituzioni comunitarie tradizionali.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 8 settembre 2026

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