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La Germania instabile che rischia di trascinare l’Europa nella crisi

Berlino, fine agosto: il mese in cui la politica tedesca torna solitamente in attività dopo la pausa estiva. Quest’anno, però, la pausa non c’è mai stata davvero, osservano Jana Puglierin e Janka Oertel in un’analisi pubblicata dal think tank European Council on Foreign Relations, ECFR.

Il cancelliere Friedrich Merz registra livelli di consenso ai minimi, mentre il suo partito, la CDU, ha passato l’estate lacerato da uno scontro interno sulla riforma delle pensioni, aggravato da un rimpasto di governo definito caotico dalla stampa economica. Anche tra i suoi sostenitori più fedeli, secondo le autrici, circolano dubbi aperti sulla sua tenuta politica.

Il nodo centrale sono le elezioni in tre Länder orientali: il 6 settembre si vota in Saxony-Anhalt, dove i sondaggi indicano la possibilità che il partito di destra radicale Alternative für Deutschland, AfD, ottenga persino la maggioranza assoluta, superando la soglia del 5% insieme solo a CDU e Linke. Due settimane dopo si vota anche a Berlino e nel Mecklenburg-Vorpommern, dove si prospettano coalizioni a tre partiti comunque complesse.

La linea della CDU guidata da Merz resta quella del cosiddetto “firewall”, l’esclusione di qualsiasi alleanza con l’AfD. Ma questa posizione, scrivono le autrici, è sempre più contestata da politici locali e pensatori conservatori vicini al partito, che la considerano un costo strategico: con i liberali della FDP in difficoltà a superare lo sbarramento, escludere l’AfD lascia la CDU dipendente dalle coalizioni di centrosinistra.

Per Puglierin e Oertel, un eventuale ministro-presidente dell’AfD in uno dei Länder rappresenterebbe la dimostrazione più netta dell’incapacità dell’establishment politico di offrire una visione credibile per il futuro economico e sociale del paese. Le autrici notano che i governi tedeschi degli ultimi anni hanno annunciato più riforme di quante ne abbiano effettivamente realizzate, e che l’unico ambito in cui Berlino sembra pronta a cambiare rotta è la politica verso la Cina, spinta più dal riposizionamento dell’industria automobilistica che da una scelta politica di Merz.

Il vuoto lasciato dall’assenza di riforme, sostiene l’analisi, alimenta la crescita dei margini politici, in particolare dell’estrema destra, la cui proposta prevede il taglio drastico dell’immigrazione, l’inversione della transizione energetica, la contestazione dell’integrazione europea e persino la fine dell’euro. A questo si aggiungono la perdita di 15.000 posti di lavoro industriali al mese secondo dati della Federazione dell’industria tedesca, BDI, una siccità che ha colpito le prospettive di ripresa economica e le pressioni della guerra in Ucraina, dell’instabilità americana e della crisi nello Stretto di Hormuz sulle risorse fiscali e sull’attenzione della leadership tedesca.

Le autrici avvertono che una crisi tedesca è per definizione una crisi europea, viste il peso economico della Germania, il suo ruolo nell’Unione europea e la sua popolazione. Se Berlino non trova una via d’uscita, rischiano di restare bloccati il prossimo quadro finanziario pluriennale, la politica industriale comune, il riarmo europeo e il sostegno a Kyiv.

Il commento di GrNet.it

L’analisi si concentra sulla crisi interna tedesca ma non affronta un punto che riguarda direttamente le forze armate italiane: la Germania non è solo il primo mercato dell’Unione europea, è anche il partner industriale con cui l’Italia condivide programmi di difesa come il carro armato futuro e sistemi missilistici comuni. Se Berlino entra in una fase di instabilità politica prolungata, con coalizioni fragili e un partito di governo indebolito, i tempi di finanziamento e le priorità di questi programmi rischiano di allungarsi in modo imprevedibile, non per decisione tecnica ma per stallo parlamentare. Un precedente utile è quello degli anni della grande coalizione a guida Merkel, quando la Germania riuscì a garantire continuità industriale anche in fasi di negoziato complicato: la domanda aperta è se un governo Merz eroso dall’AfD nei Länder orientali possa offrire la stessa prevedibilità. Per Roma, che ha bisogno di un interlocutore stabile su difesa comune e politica industriale europea, questo scenario merita attenzione operativa, non solo diplomatica.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 31 agosto 2026

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