Il dibattito sulla coscrizione femminile in Ucraina divide sostenitori e apparato militare

Una comandante di drone scrive un articolo a favore della coscrizione femminile, una dozzina di donne ucraine ricevono per errore le cartoline di chiamata alle armi, una petizione viene depositata per arruolare le donne senza figli: sono gli episodi che negli ultimi mesi hanno riacceso in Ucraina il dibattito sulla leva obbligatoria estesa alle donne. A ricostruirne la genesi e i rischi è Branko Marcetic su Responsible Statecraft, testata legata al Quincy Institute.
L’ipotesi ha guadagnato sostenitori di peso. L’ex ministro della Difesa Alexei Reznikov, richiamando il modello israeliano, ha dichiarato che l’Ucraina «può sopravvivere solo se tutti accettano di doverla difendere», sostenendo che la misura raddoppierebbe le risorse di mobilitazione disponibili. Fuori dai confini ucraini, Keith Kellogg, inviato speciale del presidente Donald Trump per l’Ucraina fino al dicembre 2025, ha appoggiato pubblicamente la proposta definendo «molto importante» che le donne, come parte della società, prestino servizio. Il Telegraph ha pubblicato un articolo che presenta il servizio militare femminile ucraino come una conquista del femminismo, citando un’operatrice di drone che ha descritto l’idea come «ispiratrice».
Nonostante l’attenzione mediatica, la proposta non ha finora trovato applicazione concreta. Un alto funzionario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale ucraino ha escluso che «accadrà»; Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelensky, l’ha giudicata «non necessaria» poiché restano ancora molti uomini non coscritti. La petizione per l’arruolamento delle donne senza figli ha raccolto solo una frazione minima delle firme richieste per ottenere risposta ufficiale dalla presidenza, mentre una petizione del 2022 contraria alle politiche di reclutamento aggressive superò rapidamente le 25.000 firme necessarie.
Secondo l’autore, il fatto stesso che l’idea venga discussa, specialmente da parte dei sostenitori occidentali di Kyiv, è un segnale allarmante. Le pressioni occidentali che nelle prime fasi del conflitto contribuirono ad affossare i negoziati di pace dimostrano che le decisioni politiche ucraine non sono sempre pienamente nelle mani di Kyiv.
L’articolo colloca la proposta nel quadro più ampio della crisi demografica ucraina, aggravata dalle perdite sul campo e dall’emigrazione di massa: mancano cittadini giovani e capaci di sostenere il welfare, si profila una carenza di manodopera e il tasso di mortalità supera quello di natalità di quasi quattro volte. Il solo fatto che si discuta di coscrizione femminile indicherebbe che la crisi di reclutamento militare, già fonte di divisioni sociali e risentimento popolare, è più grave di quanto percepito.
Marcetic richiama anche lo squilibrio demografico tra Russia e Ucraina, che rende improbabile una vittoria militare netta di Kyiv, e cita l’avvertimento dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, secondo cui l’Ucraina starebbe «gradualmente, lentamente perdendo» la guerra. L’autore conclude interrogandosi se un futuro di crisi permanente causato dall’erosione della popolazione attiva sia davvero preferibile a un negoziato che comporti cessioni territoriali.
Il commento di GrNet.it
La leva femminile non è un tema tecnico-militare neutro: è l’indicatore più diretto di quanto sia esaurito il bacino di reclutamento maschile di un paese in guerra da oltre quattro anni. Chi propone la coscrizione delle donne ucraine dall’esterno, come Kellogg, lo fa spesso senza dover rispondere delle conseguenze sociali e demografiche di lungo periodo, che gravano solo su Kyiv. Va notato che i vertici militari e politici ucraini, Budanov in testa, respingono l’ipotesi non per ragioni etiche ma operative: restano uomini disponibili, e forzare la mano rischierebbe di aggravare tensioni sociali già visibili nelle proteste contro il reclutamento aggressivo. Per un osservatore europeo la vicenda pone una domanda scomoda sulla sostenibilità del modello di mobilitazione totale come unica alternativa al negoziato, questione che riguarda direttamente il dibattito italiano ed europeo sul sostegno di lungo periodo a Kyiv.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 31 agosto 2026



