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Difesa aerea ucraina, cosa possono fare davvero gli alleati europei

Che cosa può fare l’Europa, adesso, per aiutare l’Ucraina a difendersi dai missili russi? Un’analisi pubblicata da Chatham House risponde indicando due strade percorribili in tempi brevi: copertura aerea con caccia europei e maggiori forniture di armi offensive per colpire l’industria missilistica russa alla fonte, mentre le quattro iniziative annunciate finora dagli alleati restano, secondo il think tank londinese, insufficienti rispetto all’urgenza del momento.

La produzione russa di missili e droni ha superato la capacità ucraina di intercettarli, spiega l’analisi. Kyiv abbatte oggi circa il 90 per cento dei droni d’attacco e l’89 per cento dei missili da crociera in arrivo, ma la situazione precipita quando si tratta dei missili balistici Iskander e Kinzhal, contro i quali solo i Patriot hanno ottenuto abbattimenti confermati. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio le difese ucraine non sono riuscite a intercettare nessuno dei 29 missili balistici lanciati contro il paese.

Il confronto industriale è impietoso: la Russia produce circa 1.440 missili balistici l’anno, contro i 650 Patriot fabbricati dagli Stati Uniti. Il quadro si è aggravato dopo che Washington e i suoi alleati mediorientali hanno impiegato 1.700 Patriot – l’equivalente di tre anni di produzione – nelle prime cinque settimane di conflitto con l’Iran.

Le quattro iniziative recenti, elenca il rapporto, comprendono i fondi del Ukraine Contract Group per l’acquisto di Patriot americani, la licenza concessa a Kyiv per produrli in proprio, il sostegno al progetto ucraino Freya e la fornitura dei sistemi franco-italiani SAMP-T. Nessuna, però, risolve l’urgenza: la produzione locale di Patriot richiederà 18-24 mesi solo per avviare una linea pilota, con ulteriori 24-30 mesi per alcuni componenti; Francia e Italia producono insieme tra 80 e 100 missili Aster l’anno, meno di quanti la Russia ne fabbrichi in un mese; il prototipo Freya non è atteso prima di metà 2027.

Gli autori rilanciano allora la proposta ucraina di ‘SkyShield’, lanciata nel 2024: circa 120 caccia europei che pattugliano l’Ucraina occidentale da basi esterne al paese, abbattendo missili da crociera con razzi a guida laser da appena 50.000 dollari l’uno, un metodo già impiegato con successo in Medio Oriente contro droni e missili iraniani. Il piano coprirebbe circa il 30 per cento del territorio ucraino, liberando risorse per concentrare la difesa aerea su Ucraina orientale e centrale, e sarebbe attuabile, sostengono i sostenitori del progetto, nel giro di poche settimane. Nessun governo, però, lo ha finora approvato formalmente, per timore di un’escalation diretta con Mosca; la Polonia si è limitata ad autorizzare le proprie forze armate ad abbattere droni e missili diretti verso il proprio territorio mentre sorvolano lo spazio aereo ucraino.

L’altra leva indicata riguarda le armi offensive: i missili tedeschi Taurus, con testate perforanti e resistenza al jamming, permetterebbero di colpire gli impianti russi di assemblaggio missilistico, già bersaglio di attacchi ucraini quest’anno. La Germania ne possiede circa 600 in inventario, e velivoli ucraini come i Su-24M potrebbero impiegarli nel giro di settimane. Il cancelliere Friedrich Merz aveva mostrato apertura alla fornitura, salvo poi fare marcia indietro nei mesi scorsi.

Il commento di GrNet.it

Centoventi caccia europei che pattugliano i cieli dell’Ucraina occidentale da basi esterne al paese: è l’immagine concreta con cui Chatham House prova a rendere tangibile SkyShield, un’opzione tecnicamente matura ma politicamente congelata da un anno e mezzo. Per un ufficiale abituato a valutare tempi di reazione e catene di comando, colpisce che la proposta resti sulla carta non per limiti operativi ma per il timore, tutto politico, di un’escalation diretta con Mosca. Il paradosso è che mentre si discute di coperture aeree ipotetiche, la Russia produce in un mese più missili balistici di quanti Francia e Italia ne assemblino insieme in un anno. Per Roma, che partecipa al programma SAMP-T, la lezione riguarda meno la solidarietà verso Kyiv e più la capacità industriale reale dell’Europa di sostenere un conflitto ad alta intensità, oggi come in prospettiva.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 28 luglio 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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