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Il conto della difesa europea arriva al bilancio dell’Unione

Dal vertice NATO di Ankara del luglio 2026 in avanti, l’accettazione europea di farsi carico di una quota maggiore della propria sicurezza non è più in discussione: lo certifica la dichiarazione finale del summit, che riconosce come gli alleati europei e il Canada, insieme agli Stati Uniti, stiano assumendo maggiori responsabilità per la difesa dell’Alleanza. È da questo punto che parte l’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), firmata da Chantal Kopf: accettare il principio è un passo, finanziarlo è un altro, e la domanda che ora si pone ai governi europei è squisitamente fiscale.

Secondo l’Institute for Strategic Studies internazionale (IISS), sostituire le capacità militari statunitensi in Europa richiederebbe circa mille miliardi di dollari, pari a circa 900 miliardi di euro, di investimenti aggiuntivi. Il nuovo obiettivo NATO di destinare il 5% del PIL alla difesa implica a sua volta un aumento sostenuto della spesa europea nel prossimo decennio. Dal 2022 l’Unione europea ha trovato risorse per la difesa, ma sempre sotto forma di spesa straordinaria, tramite strumenti come il Fondo europeo per la difesa e SAFE (Security Action for Europe), il meccanismo di prestiti per acquisti congiunti di armamenti. La sfida indicata dal rapporto è trasformare questa spesa in una voce permanente del bilancio ordinario.

Il Quadro finanziario pluriennale (MFF) per il periodo 2028-2034 è lo strumento in cui questo impegno dovrebbe tradursi in cifre concrete. La proposta della Commissione europea destina 131 miliardi di euro a difesa e spazio, circa cinque volte il livello attuale, collocando la sicurezza tra le priorità centrali dell’Unione.

Il rapporto avverte però che le proposte della Commissione raramente escono intatte dal negoziato. La presidenza cipriota, terminata a fine giugno, ha lasciato una base negoziale che prevedeva riduzioni su difesa e sicurezza a favore della politica di coesione e della Politica agricola comune. Il gruppo dei sedici “Friends of Cohesion”, tra cui Spagna, Italia e Polonia, chiede fondi robusti per coesione e agricoltura, mentre paesi frugali come Germania, Paesi Bassi e Svezia resistono a un ampliamento complessivo del bilancio comune.

Il caso tedesco illustra il dilemma: un’interrogazione parlamentare del gruppo Alleanza 90/I Verdi ha chiesto al governo federale come conciliare il rimborso del NextGenerationEU (i 637 miliardi di euro di debito comune varato nel 2020), l’assenza di nuove risorse proprie, un bilancio di dimensioni costanti e il rafforzamento simultaneo di competitività, sicurezza e difesa. Il cancelliere Friedrich Merz si è impegnato sugli ultimi tre obiettivi, ma la risposta del governo, tagli orizzontali distribuiti sull’intero bilancio, funziona solo se tutti i 27 Stati membri concordano su cosa risparmiare, ipotesi che il rapporto giudica improbabile.

L’analisi sottolinea infine che l’entità degli investimenti necessari supera quanto il solo MFF può realisticamente finanziare. Il debito comune emesso dalla Commissione, sul modello di NextGenerationEU e SAFE, resta politicamente fuori portata su larga scala, perché gli Stati creditori intendono mantenerlo un’eccezione. Uno strumento più circoscritto, come obbligazioni dedicate esclusivamente alla difesa o alle tecnologie ritenute indispensabili, potrebbe rivelarsi necessario per allineare le ambizioni strategiche europee alle risorse finanziarie disponibili.

Il commento di GrNet.it

Che cosa succede se l’Unione europea promette il 5% del PIL alla NATO ma il proprio bilancio comune resta pensato per un’altra epoca geopolitica? Il rischio, che il rapporto lascia intravedere senza dirlo esplicitamente, è uno scollamento tra impegni collettivi assunti a livello NATO e capacità reale di finanziarli a livello UE, con i bilanci nazionali chiamati a colmare la differenza in modo disomogeneo. Per l’Italia, che insieme a Spagna e Polonia siede nel fronte dei “Friends of Cohesion”, la partita si gioca su un doppio binario: difendere le risorse di coesione e agricoltura senza però restare ai margini di una difesa comune che, se sottofinanziata a livello europeo, si tradurrebbe in ulteriore pressione sul bilancio nazionale della difesa. Vale la pena osservare come la fedeltà tedesca a tre obiettivi contraddittori (bilancio costante, niente risorse proprie, più difesa) fotografi bene la distanza tra retorica dell’unità strategica e aritmetica di bilancio.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 27 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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