Sciami di drone nel piano difesa britannico: la tecnologia è già qui

Dalla metà degli anni Duemila, quando i primi esperimenti al MIT impiegavano settimane per pianificare l’impiego di pochi drone privi di autonomia reale, la traiettoria tecnologica dello swarming ha attraversato quasi due decenni di sviluppo incrementale prima di arrivare al punto attuale. È da questo percorso storico che parte l’analisi di Robert Tollast, ricercatore del Royal United Services Institute (RUSI), dedicata al Defence Investment Plan britannico e alla sua promessa di sciami di drone abilitati dall’intelligenza artificiale.
Secondo l’autore, il termine «swarm» viene spesso usato in modo impreciso. La tecnologia attualmente disponibile corrisponde piuttosto a un modello che definisce Single Operator, Multi-Platform (SO-MP): un singolo operatore in grado di controllare simultaneamente più piattaforme terrestri, navali o aeree, senza che queste dispongano di una vera intelligenza collettiva autonoma. Gli sciami propriamente detti, capaci di reagire in modo autonomo a situazioni nuove, sono stati dimostrati in test con fuoco reale ma non impiegati su scala significativa sul campo di battaglia ucraino.
Un’eccezione indicativa, secondo Tollast, è l’Operazione Spiderweb del 2025, l’attacco ucraino contro i bombardieri strategici russi condotto con 117 drone parzialmente autonomi basati su visione artificiale e software di pilotaggio automatico. L’episodio viene descritto come un segnale del potenziale della tecnologia, pur non trattandosi di uno sciame nel senso tecnico pieno del termine.
L’analisi ricostruisce le tappe che hanno reso possibile questo salto: le fotocamere commerciali compatte della metà degli anni Duemila, il framework di riconoscimento oggetti YOLO introdotto nel 2015, il chip Nvidia TX1 dello stesso anno, che ha accelerato la sperimentazione robotica, fino alla dimostrazione di 100 drone Perdix lanciati da un F-18 a fine 2016. Se il TX1 era costruito con processo produttivo a 20 nanometri, oggi i chip Nvidia più recenti elaborano quasi dieci volte più dati con processo a 8 nanometri.
Tollast segnala inoltre l’importanza dei lanci di sciami di drone da veicoli terrestri o navali senza pilota, una tattica già impiegata in Ucraina per colpire sistemi di difesa aerea costosi con mezzi economici, in operazioni che ricordano i raid una volta condotti da incursori su gommoni. Gli Stati Uniti hanno dimostrato la capacità di lanciare 20 drone da un veicolo terrestre senza pilota nell’ambito di un progetto di sminamento a distanza.
Sul piano operativo, l’autore osserva che l’esercito britannico dispone di alcune centinaia di operatori di drone tattici addestrati, una percentuale della forza complessiva probabilmente inferiore allo 0,5%. In Ucraina, le forze per sistemi senza pilota rappresentano meno del 5% dell’organico, con un ritmo di addestramento di 5.000 unità l’anno. Il vero ostacolo, secondo Tollast, resta la riluttanza britannica ad acquistare drone per il timore che diventino rapidamente obsoleti, un rischio che i sistemi definiti dal software renderebbero sempre meno rilevante. Il compito di affrontare questo nodo spetterà alla nuova Task Force RAID, incaricata di esaminare i sistemi autonomi.
Il commento di GrNet.it
Il punto non è se gli sciami di drone funzionino, ma se un esercito sia disposto a comprarli sapendo che l’hardware invecchierà in pochi anni mentre il software continuerà a evolversi. È una scommessa industriale prima che tattica, e la Task Force RAID britannica dovrà misurarsi esattamente con questo dilemma. Per l’Italia il tema riguarda direttamente la Difesa: la capacità SO-MP descritta da RUSI richiede non solo piattaforme ma un ecosistema di firmware, mesh network e specialisti di guerra elettronica che vanno addestrati con continuità, non acquistati come un singolo programma chiuso. Le cifre citate sull’Ucraina, con appena 5.000 operatori formati in un anno a fronte di un intero apparato di supporto per ciascuno, suggeriscono che il vero collo di bottiglia non è la tecnologia ma la scala dell’addestramento, un problema che riguarda qualsiasi forza armata europea intenda dotarsi di capacità simili.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 15 luglio 2026




