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La Westalgia europea e il vicolo cieco del vertice NATO di Ankara

Cosa resta di un vertice costruito per non far accadere nulla? Secondo Mark Leonard, direttore dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), il risultato del vertice NATO di Ankara è stato proprio questo: un incontro blindato per evitare sorprese, uscito indenne da momenti imbarazzanti come la rivendicazione da parte di Donald Trump della volontà di annettere la Groenlandia o l’ordine, definito privo di senso, di interrompere ogni scambio commerciale con la Spagna.

Il presidente statunitense non ha annunciato ritiri di truppe dall’Europa né passi verso un’uscita dall’alleanza. Ha avuto parole distensive per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ha promesso a Kyiv una licenza per la produzione domestica dei missili antiaerei Patriot. A fine vertice lo stesso Trump ha parlato di clima di “amore” tra gli alleati.

Leonard giudica tuttavia il summit un esercizio privo di sostanza. L’impegno a portare la spesa per la difesa al 5% viene descritto come una cifra concordata l’anno precedente solo per compiacere Trump, priva di qualsiasi discussione più profonda sulle capacità militari effettive. I leader europei, scrive l’autore, temevano che Trump usasse l’occasione per minare l’alleanza, e per questo hanno preparato un vertice senza margini di imprevisto, con il segretario generale della NATO Mark Rutte in prima fila nelle lodi al presidente americano.

Per inquadrare questo atteggiamento, Leonard ricorre al parallelo con la Ostalgie, la nostalgia per la Germania Est diffusa nella Germania riunificata dopo la caduta del Muro di Berlino, fenomeno che ha alimentato per quasi quarant’anni un rifiuto di riconoscere che il mondo era cambiato, insieme a comportamenti da free rider economico. L’autore propone un termine parallelo, Westalgia, per descrivere l’atteggiamento delle élite europee di oggi.

Tre i tratti che Leonard attribuisce a questa Westalgia. Il primo è il rifiuto di ammettere che le garanzie di sicurezza americane non hanno più la solidità di quelle offerte sotto le amministrazioni Reagan o Bush padre, anche in previsione di un possibile cambio alla Casa Bianca nel gennaio 2029, dopo il quale il disimpegno statunitense proseguirebbe comunque. Il secondo tratto è la tendenza al free riding: proprio come i tedeschi dell’est si sono abituati ai trasferimenti finanziari verso oriente dopo la riunificazione, gli europei si sono abituati a un finanziamento americano della propria sicurezza, sottoinvestendo non solo nella difesa ma anche nella base industriale, nella sovranità tecnologica e nell’indipendenza energetica.

Il terzo elemento è la scarsa capacità di dissimulare la propria subalternità, che secondo Leonard impedisce all’Europa di essere presa sul serio da Trump, da Vladimir Putin o dal leader cinese Xi Jinping. A differenza della Ostalgie, fenomeno nato dal basso, la Westalgia sarebbe invece un prodotto delle élite politiche europee, che dovrebbero rivalutare le proprie lacune di capacità reali invece di inseguire percentuali di PIL simboliche.

Il commento di GrNet.it

Un vertice costruito interamente per evitare l’imprevisto, con capi di stato e di governo europei impegnati a lodare un alleato che intanto minaccia dazi contro uno di loro, dice più di molte dichiarazioni ufficiali sullo stato reale della coesione atlantica. Il paragone con la Ostalgie tedesca è utile perché sposta l’attenzione dal dato quantitativo, la spesa al 5%, a quello qualitativo: senza una discussione seria sulle capacità mancanti, la cifra resta un esercizio contabile privo di valore operativo. Per l’Italia, che negli ultimi anni ha faticato a colmare i propri gap in difesa aerea integrata e logistica pesante, il rischio descritto da Leonard riguarda da vicino: continuare a comprare sistemi d’arma statunitensi come garanzia psicologica, più che come risposta a un’analisi delle minacce. Resta aperta la domanda se le cancellerie europee abbiano davvero gli strumenti politici, oltre che industriali, per tradurre questa autocritica in scelte di programmazione difensiva autonoma.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 16 luglio 2026

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