Elezioni e ingerenze straniere: il modello australiano di coordinamento istituzionale

Un seggio elettorale in un centro rurale del Queensland, il giorno delle elezioni federali australiane: un’immagine semplice che nasconde una macchina istituzionale complessa, costruita nel tempo per proteggere il voto da minacce che cambiano forma più rapidamente delle leggi pensate per contrastarle. È da questa architettura che parte l’analisi di Eliza Lockhart per il Royal United Services Institute, RUSI, che usa l’esperienza australiana come modello alternativo a quello adottato dal Regno Unito con il Representation of the People Bill presentato quest’anno.
Al centro del sistema australiano c’è la Electoral Integrity Assurance Taskforce, EIAT, descritta dall’autrice come una sorta di centro di controllo che riunisce agenzie con competenze diverse: sicurezza nazionale e intelligence, forze dell’ordine, cyber sicurezza, affari esteri, regolazione finanziaria e politiche interne. Il board della EIAT fornisce un parere consolidato al Commissario Elettorale sulle minacce, reali o percepite, all’integrità del voto.
Il rapporto spiega che l’interferenza straniera raramente si presenta come un problema puramente elettorale: una donazione politica può richiedere l’intervento della cellula di intelligence finanziaria AUSTRAC per accertarne l’origine, una campagna di disinformazione può necessitare di una valutazione dell’intelligence, la disgregazione di un’operazione di influenza può richiedere poteri di polizia, e l’attribuzione di attività ostili a uno Stato estero può avere conseguenze diplomatiche.
Istituita nel 2018, la EIAT non crea un super-regolatore elettorale che assorba i mandati delle singole agenzie, ma funziona come punto di scambio informativo. L’Australian Electoral Commission porta la competenza elettorale, le agenzie di intelligence il quadro di sicurezza nazionale, l’Attorney-General’s Department la lettura giuridica, AUSTRAC l’intelligence finanziaria, la polizia federale i poteri investigativi, il Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio la lente diplomatica.
Nel tempo la composizione si è ampliata, includendo AUSTRAC e DFAT quando è emerso che il fenomeno non si limitava più a cyber-attacchi e disinformazione ma coinvolgeva flussi finanziari e implicazioni internazionali. Attraverso la Fintel Alliance di AUSTRAC, le autorità australiane stanno inoltre esplorando come le istituzioni finanziarie private possano contribuire a individuare le tipologie di interferenza finanziaria straniera, un lavoro ancora agli inizi ma indicativo di una prossima fase di coordinamento tra settore pubblico e privato.
Un secondo elemento evolutivo riguarda la natura permanente della taskforce, non più attivata solo nei periodi elettorali ma operativa in modo continuo, poiché gran parte delle attività di influenza avviene prima che scattino le regole del periodo elettorale.
L’analisi segnala che il quadro australiano resta imperfetto: la Corte Suprema ha annullato quest’anno il tetto alle donazioni imposto dallo Stato di Victoria, e temi come gli influencer politici o le criptovalute nelle donazioni restano aree di riforma aperte, discusse anche in una tavola rotonda a Canberra citata dall’autrice. Tuttavia proprio la frequenza di questi aggiustamenti legislativi, a livello statale e federale, viene presentata come un vantaggio rispetto a un impianto normativo britannico che si fonda ancora su una legge del 2000.
Il commento di GrNet.it
Il punto non è tanto la struttura burocratica quanto l’idea che la sottende: un’istituzione permanente vale più di una legge perfetta ma statica. In Italia il tema dell’interferenza elettorale straniera resta spesso confinato al perimetro della sicurezza cibernetica, senza un meccanismo stabile che integri intelligence finanziaria, diplomazia e vigilanza elettorale in un unico circuito informativo. Il modello EIAT mostra che la coordinazione tra agenzie con mandati distinti non richiede necessariamente un nuovo super-organo, ma protocolli di condivisione costruiti con anni di pratica condivisa, cosa che nessuna riforma normativa può replicare nell’immediato. Per un sistema come quello italiano, frammentato tra Copasir, Agenzia per la cybersicurezza nazionale e Ministero dell’Interno, la lezione australiana riguarda meno gli strumenti legislativi e più l’architettura istituzionale che li rende operativi in tempo di pace, non solo durante la campagna elettorale.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 24 agosto 2026




