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Nigeria, un esercito più grande non basta a garantire sicurezza

Dal 2025 la regione ha visto ridursi la cooperazione di sicurezza dopo l’uscita di Niger, Mali e Burkina Faso dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), un contesto in cui il presidente nigeriano Bola Tinubu ha annunciato a luglio l’espansione più significativa dell’esercito nazionale degli ultimi anni. Secondo l’analisi di Chatham House, la decisione porta le divisioni dell’esercito da otto a dodici e prevede l’arruolamento di 28.000 nuovi soldati, con la creazione di brigate e battaglioni nelle aree più esposte a conflitti.

Tinubu ha presentato la misura come risposta diretta a un rapimento di massa in una scuola della sua regione d’origine, l’ultimo di una serie di episodi analoghi, più che come esito di una pianificazione di lungo periodo contro le crescenti minacce alla sicurezza interna. L’espansione include la costruzione di due nuovi centri di addestramento, dove la formazione delle reclute è già iniziata, e un aumento salariale per il personale militare compreso tra il 30 e l’80 per cento a seconda del grado, motivato dall’erosione dei salari reali per effetto dell’inflazione.

Il rapporto definisce la misura tardiva ma necessaria: con circa 240 milioni di abitanti e una popolazione destinata a superare quella statunitense entro il 2043, la Nigeria dispone oggi di appena 100.000 militari in servizio attivo secondo le stime più recenti. Un maggiore dispiegamento fuori dalle guarnigioni tradizionali, specie nelle aree rurali, potrebbe proteggere meglio i civili e facilitare l’individuazione dei rifugi remoti usati da bande di banditi e gruppi insurrezionali, oltre a rafforzare il coordinamento lungo i confini porosi con Benin, Camerun, Chad e Niger.

Gli autori segnalano tuttavia che il piano non affronta i problemi strutturali dell’esercito: leadership debole, pianificazione operativa carente, addestramento insufficiente, carenze di equipaggiamento, corruzione diffusa e un bilancio critico sui diritti umani. Il rischio, si legge nell’analisi, è una sorta di “stagflazione operativa”: un esercito più grande ma non più efficace.

Il bilancio della difesa illustra bene questa dinamica: pur apparendo in forte crescita, è passato solo da 3,9 miliardi di dollari nel 2021 a 4,7 miliardi nel 2026, mentre la sua quota sul bilancio nazionale complessivo è scesa dal 21 all’11 per cento nello stesso periodo, per effetto del debito crescente e della svalutazione della naira. Resta inoltre da verificare se le nuove unità aumenteranno davvero la capacità operativa o accentueranno la sproporzione tra vertici e truppa: secondo una stima citata nel rapporto, il 30 per cento degli ufficiali nigeriani raggiunge il grado di generale, contro non più del 3 per cento in molti altri paesi.

Chatham House raccomanda a Tinubu di accompagnare l’espansione con la razionalizzazione del disordinato apparato di sicurezza nigeriano e con il rafforzamento della polizia, anche in vista dell’emendamento costituzionale che consentirebbe agli stati di creare proprie forze di polizia. Solo una riforma strutturale, conclude il rapporto, offrirebbe ai partner internazionali come Regno Unito e Stati Uniti l’occasione per un impegno mirato su addestramento, pianificazione e condivisione di intelligence.

Il commento di GrNet.it

L’analisi non si sofferma abbastanza su un dato che qualunque pianificatore militare riconoscerebbe come dirimente: un rapporto ufficiali-truppa al 30 per cento produce comando, non forza combattente, e nessuna nuova divisione sulla carta cambia questo equilibrio se non si riforma la piramide dei gradi. È lo stesso nodo che eserciti post-coloniali di diverse aree del mondo hanno dovuto affrontare quando l’espansione numerica ha preceduto, anziché seguire, la riforma istituzionale. Per l’Italia, che partecipa a missioni di addestramento e cooperazione con paesi africani, il caso nigeriano offre un indicatore utile su cosa misurare prima di valutare l’efficacia di un partner di sicurezza: non il numero di reclute, ma il rapporto tra chi comanda e chi pattuglia. Resta da vedere se i partner occidentali sapranno subordinare l’assistenza tecnica a passi concreti di riforma, invece di limitarsi ad accompagnare una crescita solo dimensionale.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 25 agosto 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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