Come l’Europa può allentare la presa russa sulla Bielorussia

«Pronti in ogni modo a difendere la nostra patria comune da Brest a Vladivostok»: così Alexander Lukashenko ha descritto a maggio 2026 l’allineamento di Minsk a Mosca, in un discorso citato in una analisi del European Council on Foreign Relations (ECFR) firmata da Vasil Navumau. Il rapporto ricostruisce come la Bielorussia sia passata, negli ultimi sei anni, da zona cuscinetto instabile ma sostanzialmente periferica a base avanzata dell’apparato militare russo.
Secondo l’autore, il punto di svolta è duplice. Dopo le contestate elezioni presidenziali del 2020 e l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la Bielorussia è diventata prima una retrovia logistica per Mosca, poi, dal 2023, una piattaforma avanzata: sul suo territorio sono stati collocati missili Iskander a capacità nucleare, sistemi ipersonici Oreshnik a circa 60 chilometri da Minsk e circa 2.000 militari russi concentrati attorno a difese aeree, centri di addestramento e infrastrutture logistiche. Tra il 2022 e il 2023 i trasferimenti di munizioni dalla Bielorussia verso la Russia hanno superato le 130.000 tonnellate.
Il documento segnala anche la dimensione ibrida della pressione bielorussa: dalla strumentalizzazione di migranti verso Polonia, Lituania e Lettonia, denunciata dall’Unione europea già nel 2021, fino a episodi più recenti come il tunnel di confine scoperto tra Bielorussia e Lituania e gli oltre 8.413 tentativi di attraversamento irregolare registrati dalla Lettonia nel 2026. Le esercitazioni Zapad-2025, con incursioni di droni nello spazio aereo polacco, hanno spinto Varsavia a chiudere il confine, mentre Vilnius ha tenuto chiuso il proprio per un mese dopo l’ingresso di palloni meteorologici bielorussi.
Secondo il rapporto, la politica europea basata su sanzioni generalizzate e isolamento diplomatico non ha rallentato il radicamento militare russo, ma ha piuttosto spinto Minsk a dipendere più intensamente da Mosca, che ha colmato il vuoto commerciale lasciato dall’Unione europea con dazi agevolati per prodotti caseari e petrolchimici bielorussi. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno seguito una strada diversa, riconoscendo la legittimità di Lukashenko e negoziando la liberazione di 123 prigionieri politici in cambio dell’allentamento delle sanzioni sul potassio, un approccio transazionale che secondo l’autore non incide sul radicamento militare russo nel paese.
L’ECFR propone quindi di superare la dicotomia tra isolamento ed engagement: rafforzare il sostegno agli Stati confinanti (Polonia, Lettonia, Lituania) integrando la deterrenza NATO, mantenere canali diplomatici tecnici a Minsk, sostenere la diaspora bielorussa come costituency strategica e legare ogni concessione a Lukashenko a passi verificabili, come il rilascio controllato di detenuti politici. L’episodio delle stazioni di rilancio segnale scoperte dall’intelligence ucraina a giugno 2026 in Homiel e Brest, poi disattivate dopo l’ultimatum di Volodymyr Zelensky, viene citato come prova che Lukashenko conserva margini decisionali autonomi anche su questioni militari sensibili.
Il commento di GrNet.it
Duemila militari russi, testate Iskander e missili ipersonici Oreshnik a sessanta chilometri da Minsk: numeri che descrivono un salto qualitativo, non solo quantitativo, nella postura russa sul fianco orientale europeo. L’analisi coglie bene la differenza dottrinale tra base di retrovia e base avanzata, ma per un osservatore con esperienza di pianificazione operativa resta aperta la questione dei tempi di preavviso: infrastrutture logistiche stabili e rotaie ammodernate riducono proprio quel margine di allerta su cui si fonda la deterrenza NATO lungo i confini con Polonia, Lituania e Lettonia. La proposta di affiancare meccanismi ispirati all’OSCE, come il Documento di Vienna, alla deterrenza convenzionale è sensata sulla carta, ma presuppone una trasparenza reciproca che Minsk ha finora concesso solo in modo selettivo, come dimostra l’invito a osservare Zapad-2025 senza analogo accesso ad altre attività. Per l’Italia, più lontana geograficamente da questo fronte, la lezione operativa riguarda comunque la credibilità complessiva della deterrenza alleata: un cedimento nella sorveglianza dell’estremo nord-est europeo si ripercuote sulla postura collettiva dell’Alleanza nel suo insieme.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 20 agosto 2026




