Muore don Mazzi, fondatore di Exodus. Il Sappe: «Con lui scompare chi ha cambiato lo sguardo sui tossicodipendenti»

Il sindacato della Polizia Penitenziaria ricorda il sacerdote scomparso a 96 anni. Funerali oggi a Milano con lutto cittadino
Roma, 3 agosto 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria esprime cordoglio per la morte di don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, deceduto venerdì all’età di 96 anni. I funerali si sono svolti oggi a Milano, dove è stato proclamato il lutto cittadino.
La scomparsa del sacerdote coincide con l’approvazione definitiva di una norma che introduce la detenzione domiciliare in casi particolari per i detenuti tossicodipendenti inseriti in percorsi terapeutici socio-riabilitativi, una riforma che il Sappe sostiene da anni. «Don Antonio Mazzi ha dedicato la sua vita a restituire speranza e dignità a migliaia di persone schiacciate dalla dipendenza e dall’emarginazione, molte delle quali anche con trascorsi carcerari», dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe.
«È una coincidenza dal forte valore simbolico che proprio nei giorni della sua scomparsa sia diventata legge una riforma che va nella direzione che lui ha sempre indicato: i tossicodipendenti hanno bisogno di cure, di comunità e di percorsi di recupero, non di un carcere trasformato impropriamente in una struttura sanitaria», aggiunge Capece.
Il sindacato sostiene che il carcere non possa sostituirsi ai servizi sanitari e alle comunità terapeutiche. Secondo il Sappe, la presenza di detenuti tossicodipendenti e di persone affette da gravi patologie psichiatriche, prive di adeguati percorsi di cura, aggrava il sovraffollamento, aumenta le tensioni interne e alimenta violenze, aggressioni, autolesionismi e suicidi, con ripercussioni sul lavoro della Polizia Penitenziaria.
«Adesso servono interventi immediati per rendere realmente operativa la legge», evidenzia Capece. «Occorre potenziare le comunità terapeutiche, rafforzare la collaborazione tra magistratura di sorveglianza, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Servizio sanitario nazionale e garantire risorse adeguate affinché i programmi di recupero possano accogliere chi ne ha diritto».
«Il modo migliore per onorare la memoria di don Antonio Mazzi è trasformare questa riforma in una concreta opportunità di recupero per chi vuole uscire dalla dipendenza e, allo stesso tempo, restituire sicurezza, dignità ed efficienza alle nostre carceri», conclude il leader del Sappe.



