Washington non ha tagliato gli aiuti militari a Kyiv, li ha resi invisibili

Un messaggio su Truth Social in cui il presidente Donald Trump accusa l’amministrazione Biden di aver regalato a Kyiv più munizioni di quante ne siano state usate nella guerra contro l’Iran è il punto di partenza da cui Jennifer Kavanagh, in un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft, ricostruisce cosa resti effettivamente in piedi del sostegno militare statunitense all’Ucraina.
Kavanagh riconosce che Trump ha effettivamente ridotto gli aiuti rispetto ai livelli raggiunti sotto Biden: ha interrotto il ricorso alla Presidential Drawdown Authority, meccanismo con cui l’amministrazione precedente aveva trasferito armi dagli stock statunitensi per quasi 35 miliardi di dollari a titolo gratuito, e non ha richiesto nuovi fondi per la Ukraine Security Assistance Initiative (USAI).
Restano tuttavia attivi diversi canali. A giugno 2026 risultavano ancora 13 miliardi di dollari in contratti USAI non evasi, firmati da Biden ma eseguiti dall’amministrazione Trump, che garantiranno forniture fino al 2028: sistemi NASAMS, missili e componenti Patriot (con consegne stimate tra 10 e 20 PAC-3 al mese), sistemi contro-drone, razzi d’artiglieria e munizioni. Secondo l’autrice, questi contratti pesano per circa 20 miliardi di dollari nell’arco dei quattro anni del mandato Trump e sottraggono capacità produttiva a linee industriali statunitensi già sotto pressione.
A questo si aggiungono circa 800 milioni di dollari di finanziamenti USAI inseriti nei National Defense Authorization Act 2026 e 2027, forniture del Dipartimento di Stato che includono droni, veicoli blindati e armi destinate al Ministero dell’Interno ucraino (spesso classificate come non militari benché impiegate da unità combattenti) e 3 miliardi di dollari di nuove vendite di armi approvate nel 2025 e 2026, in parte finanziate tramite il meccanismo Foreign Military Financing.
Il rapporto sottolinea però che il capitolo più consistente della spesa statunitense non riguarda più le armi, bensì intelligence, logistica e supporto operativo. Washington fornisce a Kyiv informazioni di targeting in tempo reale su movimenti delle truppe russe e localizzazione dei comandi, dati che alimentano sia la campagna ucraina di attacchi a medio raggio contro la logistica russa sia i colpi in profondità contro infrastrutture militari ed energetiche sul territorio russo. Assetti di ricognizione statunitensi, compresi voli E-3 di routine da basi al confine NATO, risultano integrati nella rete di difesa aerea ucraina.
Basandosi su dati pubblici, tra cui i 15 miliardi di dollari stanziati nel supplemental 2024 per addestramento, condivisione di intelligence e attività di supporto, e l’aumento del 10% del bilancio dell’intelligence a partire dal 2023, l’autrice stima una spesa aggiuntiva legata all’Ucraina di 3-5 miliardi di dollari annui. Il totale complessivo, tra armi e supporto operativo, si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi di dollari l’anno.
Kavanagh segnala due rischi concreti derivanti da questa configurazione: gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe, sostenuti da intelligence statunitense, contribuiscono all’aumento dei prezzi globali del petrolio, come ammesso dal segretario al Tesoro Scott Bessent; inoltre il coinvolgimento crescente di Washington rende gli Stati Uniti un attore di fatto combattente, alimentando la cooperazione tra Russia e Iran e aumentando il rischio di un confronto diretto Mosca-Washington in un contesto di readiness militare statunitense già indebolito.
Il commento di GrNet.it
L’analisi si concentra sui costi e sui rischi per Washington, ma lascia sullo sfondo un punto che riguarda direttamente l’Europa e l’Italia: se il grosso del sostegno americano si è spostato da armi visibili a intelligence e supporto operativo classificato, anche la percezione europea della dipendenza da Washington andrebbe ricalibrata, perché il contributo statunitense reale resta più ampio di quanto la retorica di Trump lasci intendere. Per chi pianifica capacità nazionali di targeting e sorveglianza, il dato sull’integrazione tra assetti di ricognizione americani e rete di difesa aerea ucraina indica quanto sia oggi difficile per un paese europeo sostenere in autonomia una campagna di attacchi di precisione senza un pilastro di intelligence paragonabile. Resta poi da capire quanto l’Italia, che partecipa a missioni di sorveglianza NATO sul fianco orientale, sia coinvolta indirettamente in flussi informativi analoghi a quelli descritti per l’area ucraina. La cifra di 20 miliardi di dollari annui, se confermata, ridimensiona anche il racconto politico interno agli Stati Uniti su un disimpegno effettivo, un elemento che gli osservatori europei della difesa dovrebbero tenere presente nelle proprie valutazioni di burden-sharing.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 9 settembre 2026




