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Vertice Russia–Africa: più presenza di Mosca, risultati ancora limitati

«I governi africani vedono Mosca come uno tra diversi partner.» Questa frase riassume la lettura proposta da Chatham House in un commento di esperti del 27 ottobre 2026, alla vigilia del terzo vertice Russia–Africa, in programma a Mosca il 28 e 29 ottobre. Secondo il think tank londinese l’impronta russa nel continente si è allargata, ma fuori dall’ambito della sicurezza resta disomogenea, e il vertice da solo difficilmente cambierà le cose.

L’incontro, annunciato inizialmente in Libia, viene presentato come una verifica dell’influenza russa. Il Cremlino indica 22 capi di Stato africani presenti, contro i 17 di San Pietroburgo nel 2023 e i 43 di Sochi nel 2019; allora attribuì il calo alle pressioni occidentali. Per gli autori il numero dei partecipanti misura male la solidità delle partnership, soprattutto ora che i limiti del rapporto con Mosca sono più difficili da ignorare per i governi africani.

Gli obiettivi russi comprendono il contrasto all’influenza occidentale, partnership non allineate, la riforma del multilateralismo, le vendite di armi, l’accesso ai minerali e l’attenuazione delle sanzioni. Mosca li persegue anche attraverso i BRICS, di cui fanno parte Sudafrica, Egitto ed Etiopia, oltre che con rapporti bilaterali. Sono attesi una dichiarazione congiunta, un testo separato sulla cooperazione in materia di intelligenza artificiale e un piano d’azione per il 2027–2029.

Sul versante della sicurezza, dal 2023 l’Africa Corps, la forza paramilitare controllata dallo Stato russo che ha sostituito il Gruppo Wagner, si è estesa oltre Mali, Repubblica Centrafricana e Libia fino a Burkina Faso e Niger. Alcune segnalazioni parlano di possibili dispiegamenti anche in Togo, che nel 2025 ha firmato un accordo di cooperazione militare con Mosca. La Russia ha rafforzato i legami con l’Alleanza degli Stati del Sahel (Mali, Burkina Faso e Niger), usciti dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), e prepara un’intesa parallela con la stessa ECOWAS.

La rete diplomatica conta ambasciate che, con le sedi previste, arriveranno a 49. Ai margini del vertice Mosca ha offerto una mediazione tra Etiopia ed Eritrea, che resta però una proposta e non un’iniziativa confermata. Sul piano economico, le esportazioni agricole russe verso l’Africa sono cresciute del 35 per cento in valore nel primo semestre 2026, a 2,9 miliardi di dollari, con spedizioni di grano a livelli record. Accordi nucleari intergovernativi sono stati firmati con almeno 15 Stati africani, e a luglio 2026 ad Addis Abeba Russia e Unione africana hanno concordato consultazioni politiche annuali.

I ritorni, però, restano modesti. Gli scambi sono stimati a 27 miliardi di dollari nel 2025, contro i 40 miliardi indicati da Putin nel 2019, e lontani dai 355 miliardi di euro (395 miliardi di dollari) dell’Unione europea e dai 348 miliardi di dollari della Cina. A giugno il ministero degli Esteri russo ha ammesso che i vertici precedenti avevano prodotto più dichiarazioni che contratti. L’impianto egiziano di El Dabaa è ancora in costruzione e quello etiope è solo allo stadio di progetto.

Anche nella difesa i numeri non aiutano: tra il 2021 e il 2025 le esportazioni russe di armi sono calate del 64 per cento, e Mosca è terza fornitrice dell’Africa dopo Stati Uniti e Cina. Nel Sahel i morti annui legati all’estremismo violento sono passati da una media di 927 nel 2016–2019 a 10.470 nel 2022–2025. Nell’aprile 2026 separatisti tuareg e jihadisti legati ad al-Qaeda hanno ucciso il ministro della Difesa maliano e costretto l’Africa Corps a lasciare Kidal, ripresa in ottobre da forze sostenute dai russi. Secondo il Dipartimento del Tesoro statunitense, inoltre, oro e altre risorse africane hanno aiutato Mosca a eludere le sanzioni.

Il reclutamento di africani per la guerra in Ucraina è diventato un danno d’immagine. Un’inchiesta citata dai media africani stima oltre 3.000 persone da 40 Paesi arruolate tra ottobre 2022 e giugno 2026, spesso con l’inganno e promesse di impieghi civili; secondo Bloomberg la campagna si estende a Zimbabwe, Burundi e Sierra Leone. Kenya e Sudafrica hanno cercato di fermarla: a Mosca, in aprile, il ministro degli Esteri keniano Musalia Mudavadi ha detto che i cittadini kenioti non sarebbero più arruolati dal ministero della Difesa russo, mentre l’ambasciata russa a Nairobi aveva negato ogni coinvolgimento. Un sondaggio Afrobarometer in 38 Paesi (2024–2025) rileva una percezione dell’influenza russa meno favorevole di quella di Cina, Stati Uniti e Unione europea, e il 72 per cento di chi conosce la guerra vuole la neutralità del proprio Paese.

Gli autori definiscono il comportamento africano come un non allineamento diversificato. La verifica reale, osservano, sarà la capacità di Mosca, con risorse e attenzione assorbite dall’Ucraina, di trasformare dichiarazioni politiche e interessi di sicurezza in impegni concreti. Il vertice indicherà l’ampiezza delle ambizioni; gli anni successivi mostreranno quanto potranno essere realizzate.

Il commento di GrNet.it

Da una media di 927 morti l’anno legati all’estremismo violento nel Sahel nel 2016–2019 a 10.470 nel 2022–2025: è il dato che pesa più della conta dei capi di Stato a Mosca, perché misura ciò che la presenza di sicurezza russa ha prodotto sul terreno. Kidal mostra come un dispositivo basato su forze paramilitari possa perdere una città e doverla riprendere mesi dopo, e per chi ha fatto pianificazione operativa è un indicatore di tenuta più eloquente delle dichiarazioni congiunte. Per l’Italia, che guarda al Sahel e alla Libia dal fianco sud, resta da capire se i governi dell’area continueranno a cercare altri interlocutori man mano che i limiti di Mosca diventano evidenti. Il testo non dice quanto la freddezza rilevata dai sondaggi si traduca in scelte di governo.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 27 ottobre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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