Osservatorio StrategicoUcraina

Zelensky minaccia la Bielorussia e il fronte si allarga verso i Baltici

Può un paese in guerra aprire un secondo fronte diplomatico-militare contro un vicino non belligerante senza che gli alleati reagiscano? È la domanda che emerge dall’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, il sito del Quincy Institute, dopo che il 19 giugno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha consegnato al leader bielorusso Alexander Lukashenko un ultimatum di sette giorni: smantellare quattro stazioni di relè installate su torri di comunicazione nel territorio bielorusso, utilizzate per assistere la Russia nel guidare i droni contro l’Ucraina, o subire attacchi diretti.

Zelensky aveva già fatto sapere, attraverso canali di intelligence e militari, che Minsk era stata avvertita di «smettere di aiutare i russi». Il comandante delle Forze per i sistemi senza pilota dell’Ucraina aveva dichiarato di aver identificato 500 obiettivi in territorio bielorusso, aggiungendo di sapere «dove si trova Lukashenko». Quest’ultimo aveva risposto con una contro-minaccia, per poi fare marcia indietro e scusarsi, precisando che «non ci si deve aspettare alcuna azione militare dalla Bielorussia».

Gli esperti interpellati da Responsible Statecraft riconoscono che la cooperazione di intelligence tra Russia e Bielorussia esiste e viene in parte impiegata per il targeting dei droni, ma ritengono che la portata strategica del fenomeno sia inferiore a quanto Kyiv lasci intendere. La Bielorussia e la Russia sono legate da un’alleanza strategica nel quadro dello Stato dell’Unione, e il territorio bielorusso fu usato da Mosca per l’invasione del 2022; tuttavia le truppe di Minsk non sono mai entrate nel conflitto, e Lukashenko avrebbe fatto di tutto per evitare un coinvolgimento diretto.

Parallelamente, si registrano tensioni nello spazio aereo baltico. Il 19 maggio un F-16 romeno basato in Lituania ha abbattuto un drone ucraino nello spazio aereo estone, dopo che il velivolo aveva già attraversato quello lettone. Non si è trattato di un episodio isolato. La Russia ha accusato i paesi baltici di consentire alle forze armate ucraine di usare «corridoi aerei» per accorciare i tempi di volo verso obiettivi in profondità nel territorio russo; ha inoltre sostenuto che l’Ucraina stia coordinando con la Lettonia il lancio di droni dal suo territorio. Riga ha definito queste accuse «pura finzione» e parte di una campagna di disinformazione. Putin ha tuttavia avvertito che Mosca considererebbe legittimi obiettivi tutte le basi di lancio di droni ucraini, anche se situate negli stati baltici, membri NATO. Il Servizio di intelligence estera russo ha aggiunto che «l’appartenenza alla NATO non proteggerà i complici terroristi dalla giusta rappresaglia».

Sul piano operativo, la situazione sul campo non sarebbe favorevole a Kyiv: le avanzate russe sono riprese e la città strategica di Kostyantynivka, nel Donbas, è descritta come in serio pericolo. Zelensky ha dichiarato di voler concludere la «fase calda» del conflitto entro l’inverno e ha prospettato che alcune porzioni del territorio conteso possano essere poste sotto l’ombrello di sicurezza NATO.

Nicolai Petro, professore di Scienze politiche all’Università del Rhode Island, ha suggerito che la minaccia contro la Bielorussia «potrebbe avere senso nel contesto della strategia complessiva di Zelensky, volta a provocare un’escalation da parte di Russia o Bielorussia che renderebbe necessario l’intervento militare diretto della NATO». Alexander Hill, professore di Storia militare all’Università di Calgary, concorda, ritenendo che la mossa faccia parte dei tentativi di Kyiv di «allargare il conflitto e trascinare la NATO in un ruolo più attivo». Secondo gli esperti, Kyiv starebbe anche segnalando a Minsk e all’Europa che non tollererà un riavvicinamento tra Bielorussia e Unione Europea durante la guerra, nell’ottica di costruire un’architettura di sicurezza europea post-conflitto che escluda, anziché includere, la Russia.

Il commento di GrNet.it

Un ufficiale di stato maggiore che segue la cartina del fronte orientale vede due linee di tensione convergere simultaneamente: lo spazio aereo baltico e il confine bielorusso, entrambi con potenziale di innesco involontario. La distinzione tra ciò che è documentato — la cooperazione di intelligence russo-bielorussa — e ciò che è rivendicato da Kyiv senza riscontri verificabili pubblicamente è esattamente il tipo di ambiguità che complica la pianificazione difensiva in sede NATO. Per l’Italia, che partecipa alla sorveglianza aerea nel fianco est dell’Alleanza, la questione non è astratta: regole d’ingaggio e procedure di identificazione diventano variabili operative concrete non appena droni non identificati attraversano spazi aerei alleati. Vale la pena chiedersi se gli stati membri abbiano già aggiornato le proprie procedure nazionali in risposta all’episodio del 19 maggio, o se si stia ancora attendendo una direttiva centralizzata.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 24 giugno 2026

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