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Memorandum Iran-USA: Riad chiede garanzie strutturali per la stabilità regionale

Il 17 giugno 2026, durante l’Annual Council Meeting dell’European Council on Foreign Relations (ECFR) a Londra, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, ha rilasciato la sua prima dichiarazione pubblica dopo l’annuncio del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti. In un colloquio con Julien Barnes-Dacey, responsabile del programma Medio Oriente dell’ECFR, il ministro ha delineato la posizione di Riad sull’accordo e sulle condizioni che, a suo avviso, ne determinerebbero la tenuta nel tempo.

Il principe Faisal ha accolto il memorandum come un’apertura diplomatica concreta, capace di interrompere il ciclo di conflitto e di tracciare una traiettoria negoziale. Tuttavia, ha posto tre condizioni essenziali perché l’intesa si traduca in stabilità duratura: meccanismi di verifica a lungo termine sul programma nucleare iraniano, garanzie sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e l’avvio di un dialogo più ampio sulla sicurezza regionale. Senza questi elementi, l’accordo rischia di restare una dichiarazione di principio priva di effetti strutturali.

Sul piano delle relazioni tra Iran e i paesi del Golfo, il ministro ha tracciato un quadro di diffidenza profonda. Gli attacchi recenti hanno prodotto un deficit di fiducia che rende qualsiasi riavvicinamento economico significativo un obiettivo di lungo periodo, non una prospettiva immediata. Ricostruire la fiducia, ha argomentato, richiede tempo e coerenza nei comportamenti, non soltanto accordi formali.

Il colloquio ha affrontato anche il ruolo dell’Arabia Saudita come facilitatore del dialogo tra Washington e Teheran. Riad si è posizionata come interlocutore attivo, capace di bilanciare deterrenza e apertura diplomatica. Il think tank europeo ha esplorato con il ministro in che misura gli attori regionali possano contribuire a ricostruire un clima di fiducia dopo la fase più acuta del conflitto.

Un passaggio rilevante ha riguardato l’opposizione di Israele all’accordo. Il principe Faisal non ha eluso il tema, inserendolo nel quadro più ampio della questione palestinese: il futuro di Gaza, la necessità di un orizzonte politico credibile per i palestinesi e i limiti di un approccio esclusivamente militare alla sicurezza regionale sono stati trattati come variabili interconnesse, non come dossier separati.

Il dibattito si è chiuso su alcune domande aperte che strutturano il ragionamento dell’ECFR: se il memorandum Iran-USA possa costituire la base di un’architettura di sicurezza regionale più solida, quale ruolo debbano svolgere Stati Uniti, Europa e potenze mediorientali nella fase diplomatica successiva, e se esista ancora uno spazio praticabile per un accordo politico complessivo in Medio Oriente. Il ministro saudita non ha offerto risposte definitive, ma ha indicato che la direzione di marcia dipenderà dalla volontà degli attori coinvolti di andare oltre la gestione delle crisi immediate.

Il commento di GrNet.it

Fino a che punto un accordo bilaterale Iran-USA può reggere senza un formato multilaterale che coinvolga i paesi del Golfo? La risposta del principe Faisal è implicita ma chiara: non può. La richiesta saudita di meccanismi di verifica e di un dialogo regionale allargato non è una postura negoziale di facciata, ma riflette una lettura realistica dei limiti strutturali di qualsiasi intesa a due. Per l’Italia, che mantiene interessi energetici e commerciali nell’area e partecipa a missioni navali nel Golfo, la questione della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz non è un tema astratto: dipende direttamente dalla tenuta di queste garanzie. Vale la pena seguire con attenzione se e come l’Europa troverà uno spazio negoziale autonomo nella fase diplomatica che si apre.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 18 giugno 2026

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