Guardia di Finanza

Brescia, smantellata rete di underground banking cinese: 4 fermi

Sequestrati 45 milioni di euro. L’organizzazione emetteva fatture false per riciclare denaro contante raccolto tra connazionali

Brescia, 13 maggio 2026 – La Guardia di Finanza di Rovato ha eseguito quattro fermi nei confronti di indagati di origine cinese ritenuti partecipi di un’associazione per delinquere dedita all’underground banking, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e all’abusiva prestazione di servizi di pagamento. L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia.

L’organizzazione criminale, secondo le investigazioni, era composta da nove sodali – sette cinesi e due italiani – e operava attraverso un sofisticato sistema di riciclaggio. Al centro dell’attività illecita c’era un ufficio anonimo a Brescia da cui venivano gestite 24 società «cartiere», utilizzate per emettere fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti.

Le indagini erano state avviate a seguito di una precedente attività che aveva scoperto un emporio cinese a Brescia utilizzato per camuffare operazioni di riciclaggio e per la raccolta illegale di denaro contante da inviare all’estero. Attraverso questo canale, l’organizzazione raccoglieva contanti presso numerosi esercizi commerciali cinesi – empori, minimarket, negozi di elettronica – dislocati a Brescia, nel Nord-Est e in Emilia-Romagna. Il denaro veniva consegnato a tre «hub» di raccolta e smistamento nel bresciano: due appartamenti e un minimarket.

Le somme raccolte venivano poi veicolate all’estero, prevalentemente verso la Cina, talvolta con triangolazioni in altri Stati europei tramite IBAN «virtuali». I clienti dell’organizzazione ricevevano il denaro in contanti, al netto di una commissione media del 5% sul servizio reso.

L’ammontare complessivo delle fatture per operazioni inesistenti emesse supera i 78 milioni di euro. Le somme trasferite all’estero risultano essere oltre 40 milioni di euro. I controlli effettuati hanno già consentito di sequestrare somme superiori a 220.000 euro.

Contestualmente ai fermi, è stato disposto il sequestro preventivo d’urgenza di oltre 45 milioni di euro quale profitto dei reati di autoriciclaggio e emissione di fatture false. Sequestrati anche i beni strumentali: le 24 società cartiere, i relativi conti correnti, il minimarket utilizzato come «hub» e l’ufficio occulto di gestione.

Video del comunicato

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