La guerra Iran-Israele espone le fragilità delle rotte di rifornimento russe

Secondo un’analisi del Royal United Services Institute (RUSI), gli attacchi israeliani alle infrastrutture iraniane stanno rivelando vulnerabilità critiche nelle catene di approvvigionamento russe, in particolare nel Mar Caspio, un’area che Mosca non controlla completamente. Mentre l’attenzione mediatica si è concentrata sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, le conseguenze operative per la Russia si estendono ben oltre.
Nel marzo 2026, l’aviazione israeliana ha colpito una rotta commerciale Russia-Iran nel Caspio, interessando i porti iraniani di Bandar Anzali e Amirabad e i porti russi di Astrakhan, Olya e Makhachkala. Questa infrastruttura è diventata cruciale per Mosca dal 2022, facilitando lo scambio di armi e petrolio tra i due paesi e fungendo da nodo logistico per il trasporto dei droni Shahed iraniani prima che la Russia ne localizzasse la produzione. Gli Stati Uniti avevano già sanzionato nel 2024 le compagnie di navigazione russe che operavano su questa rotta, mentre le forze ucraine avevano tentato ripetutamente di degradare le capacità operative russe nel Caspio, colpendo nel novembre 2024 la base navale di Kaspiysk in Daghestan e nel agosto 2025 una nave cargo russa.
La risposta di Mosca agli attacchi israeliani è stata negare che fossero avvenuti, una mossa volta sia a mantenere distanza dal riconoscimento del traffico di armi sia a evitare una crisi diplomatica con Israele. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato di non avere informazioni su navi russe che trasportavano armi nel Caspio, ma ha aggiunto un avvertimento velato: la Russia considererebbe «estremamente negativamente» un’espansione della guerra Iran-Israele nella regione del Caspio.
Il vero problema per Mosca riguarda il Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud (INSTC), un progetto infrastrutturale di 7.200 chilometri che mira a collegare Iran, Russia, Asia centrale e India all’Europa, aggirando sia l’Europa che la Cina. Resuscitato con urgenza dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’INSTC è una priorità strategica per implementare la politica estera russa e mantenere i rifornimenti bellici. Tuttavia, il progetto è stato storicamente ostacolato da problemi politici, pratici e finanziari, e il suo successo dipende dalla stabilità regionale che la Russia non può garantire.
L’assassinio nel marzo 2026 di Ali Larijani, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, rappresenta un ulteriore colpo ai piani di Mosca. Larijani era un interlocutore frequente dei funzionari russi per discutere dell’INSTC, incontrandosi con loro nel dicembre 2025. L’instabilità politica in Iran, le infrastrutture danneggiate e l’incertezza sugli investimenti nel paese rischiano di compromettere molti progetti infrastrutturali russi. Nonostante il pessimismo di alcuni funzionari come il portavoce Peskov, il presidente Putin ha ordinato personalmente una riunione nel marzo 2026 nella regione meridionale di Astrakhan per discutere il futuro dell’INSTC, un segnale che il progetto rimane una priorità, anche se i risultati rimangono incerti.
La vulnerabilità del Caspio rivela un problema strutturale per la Russia: le sue catene di approvvigionamento lunghe dipendono da stati terzi e da una stabilità regionale che non può controllare militarmente. Per l’Italia e la NATO, questo suggerisce che il valore strategico di una partnership con paesi del Caucaso e dell’Asia centrale (Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan) crescerà nei prossimi anni, non solo per contenere l’influenza russa ma anche per garantire rotte alternative. La RUSI sottolinea un aspetto operativo spesso trascurato: anche quando una potenza ha capacità militari significative, la logistica rimane il vero collo di bottiglia, e Israele lo ha dimostrato colpendo non le forze russe direttamente, ma le loro linee di rifornimento.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 30 aprile 2026



