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La destra polacca si frantuma, ma Tusk non è al sicuro

Secondo un’analisi di Piotr Buras pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), la frammentazione del sistema partitico polacco rischia di produrre effetti opposti a quelli attesi, indebolendo lo schieramento europeista di Donald Tusk anziché rafforzarlo.

Il partito Diritto e Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski si è spaccato: oltre 40 parlamentari hanno formato un nuovo gruppo, guidato da Mateusz Morawiecki, primo ministro per gran parte del governo PiS tra il 2015 e il 2023. Si chiude così un ciclo ventennale segnato dal duopolio tra Kaczynski e Tusk, leader della Coalizione Civica (KO) liberal-conservatrice e pro-europea.

Il collasso del vecchio rivale sembra a prima vista un vantaggio per Tusk: la KO guida i sondaggi al 29%, mentre il PiS è sceso sotto il 19% dopo la scissione. Ma il sistema elettorale polacco penalizza la frammentazione, spiega l’autore: quattro partiti di media grandezza ottengono meno seggi di un unico grande partito a parità di voti raccolti.

Morawiecki ha rotto con Kaczynski in polemica con la radicalizzazione del PiS, nella speranza di intercettare gli elettori centristi che nel 2023 avevano contribuito al ritorno al potere di Tusk dopo otto anni di governo PiS. Buras nota però che questo elettorato è oggi in gran parte deluso — il governo Tusk registra tassi di approvazione scarsi —, privo di riferimenti politici stabili e irritato. Se questi voti si disperdessero tra i quattro partiti di destra o disertassero le urne, Tusk potrebbe subire nel 2027 lo stesso destino toccato a Kaczynski nel 2023: vincere le elezioni senza riuscire a formare una maggioranza di coalizione.

Il rapporto individua anche un problema di metodo: per vent’anni Tusk ha costruito il proprio successo elettorale più contrapponendosi a Kaczynski che proponendo un programma autonomo. La polarizzazione ha giovato a entrambi, permettendo a ciascuno di mobilitare il proprio elettorato agitando la minaccia dell’avversario e marginalizzando i partiti minori. Il declino di Kaczynski, osserva Buras, costringe ora Tusk a cercare una strategia diversa.

L’autore raccomanda a Tusk di anticipare l’agenda pubblica anziché confidare nella dissoluzione dell’avversario, puntando a conquistare elettori centristi come già fatto nel 2023. La politica estera avrà un peso insolito nella campagna del 2027: un quarto dei polacchi, il 25%, si dice ormai favorevole a un’uscita dall’Unione Europea, l’ostilità verso l’Ucraina è in aumento e i partiti di destra competono tra loro a colpi di retorica anti-UE, anti-tedesca e xenofoba.

Tusk, definito dall’autore un tattico avverso al rischio, ha finora evitato lo scontro diretto su questi temi, calcolando che esporsi agli attacchi della destra fosse controproducente. Questo vuoto, secondo Buras, è stato riempito dall’estrema destra, come dimostra la campagna contro SAFE, lo strumento di prestiti per la difesa dell’UE, e l’inasprimento del sentimento verso Kiev. Le elezioni parlamentari sono previste per l’ottobre 2027 e la coalizione a cinque partiti di Tusk affronta una strada in salita, con alleati dal sostegno debole; i sondaggi assegnano ai quattro partiti di destra una maggioranza combinata, sebbene le loro rivalità rendano incerta la possibilità di un governo comune.

Il commento di GrNet.it

Ha senso, per un leader europeista, continuare a evitare lo scontro diretto su Unione Europea, Germania e sostegno all’Ucraina quando un quarto dell’elettorato si dichiara già favorevole a un’uscita dall’UE? L’analisi di Buras suggerisce di no, e la questione riguarda da vicino anche l’Italia, dove la tenuta del consenso su dossier come il sostegno a Kiev o gli strumenti comuni di difesa non può essere data per acquisita solo perché l’opposizione appare divisa. La lezione polacca è che la frammentazione dell’avversario non produce automaticamente stabilità per chi governa: può anzi disperdere anche il voto moderato, con effetti imprevedibili sulla capacità di formare maggioranze. Per un osservatore con formazione militare, il parallelo più immediato riguarda la coesione delle retrovie politiche necessaria a sostenere impegni di lungo periodo, dal finanziamento della difesa comune europea al mantenimento degli aiuti a Kiev, quando il consenso interno si logora silenziosamente prima ancora che cambino i rapporti di forza tra i partiti.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 31 luglio 2026

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