Il crollo della sovranità nazionale in Medio Oriente

Attacchi aerei americani e sauditi contro milizie iraqene alleate dell’Iran, raid Houthi rinnovati nel Mar Rosso, colpi iraniani su Kuwait, Bahrein, Qatar e Giordania: il conflitto innescato dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran ha superato ogni confine originario, secondo un’analisi di Paul R. Pillar pubblicata da Responsible Statecraft, think tank della corrente realista americana.
L’autore ricostruisce una catena di eventi che si allarga settimana dopo settimana. L’Arabia Saudita prepara una possibile nuova offensiva contro gli Houthi in Yemen e cerca di coinvolgere decine di altri paesi nel proprio schieramento. L’Iran, rispondendo con una strategia di escalation orizzontale agli attacchi statunitensi e israeliani, ha colpito anche territori sauditi ed emiratini, provocando ritorsioni dirette da parte di Riyadh e Abu Dhabi contro Teheran.
La violenza ha toccato anche il porto egiziano mediterraneo di Damietta, dove un drone di origine non identificata ha incendiato due imbarcazioni: alcune fonti sospettano alleati iraniani, ma Teheran, che intrattiene buoni rapporti con il Cairo, nega ogni coinvolgimento e ipotizza una possibile operazione israeliana sotto falsa bandiera. Pillar segnala inoltre una sovrapposizione crescente con la guerra russo-ucraina, dopo un attacco ucraino contro una nave iraniana diretta in Russia nel Mar Caspio, uno scenario di fusione dei due conflitti che, secondo l’autore, interesserebbe almeno Israele tra gli attori mediorientali.
Il presidente Donald Trump ha minacciato più volte di colpire infrastrutture civili iraniane e persino l’Oman, paese impegnato come mediatore per l’abbassamento della tensione. Pillar ricorda che le linee di frattura attuali non nascono dal nulla: risalgono all’uso del territorio iraqeno da parte statunitense già nel 2020, quando un attacco missilistico all’aeroporto di Baghdad uccise il comandante iraniano Qassem Soleimani, e alla precedente guerra aerea saudita contro lo Yemen, oltre alle operazioni israeliane pregresse in Libano, Siria, Iraq e Qatar.
Il primo ministro iraqeno Ali al-Zaidi, che si presenta come alleato di Washington e ha incontrato Trump alla Casa Bianca il mese scorso, ha definito i recenti attacchi statunitensi e saudita contro obiettivi delle milizie sul territorio iraqeno una «violazione flagrante della sovranità». Per Pillar, questo episodio riassume il tratto distintivo della crisi regionale: il collasso del principio di sovranità nazionale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.
L’autore accosta la situazione mediorientale alla Guerra dei Trent’anni, conclusa nel 1648 con la Pace di Westfalia che consacrò il principio di sovranità statale poi divenuto pilastro dell’ordine internazionale, oggi rivendicato con forza anche da paesi non europei come la Cina. Pillar avverte però che quel conflitto europeo si chiuse non per un accordo virtuoso ma per pura estenuazione, dopo che l’intervento di potenze esterne, la Francia in primis, ne aveva prolungato la durata e le sofferenze. Da questo parallelo l’autore trae due indicazioni per la politica statunitense: né l’egemonia di una singola potenza né la vittoria di un campo ideologico o religioso sull’altro offrono una via d’uscita dal disordine regionale.
Il commento di GrNet.it
La Guerra dei Trent’anni insegna che un conflitto a somma diffusa, alimentato da coalizioni mobili e interventi esterni, non si esaurisce per un negoziato ma per stanchezza materiale delle parti, dopo decenni di devastazione. Quel precedente dottrinale mette in guardia da ogni pretesa di stabilizzazione imposta da una singola potenza egemone, compresa quella statunitense evocata dall’autore. Per un osservatore che segue le dinamiche di comando e controllo, la moltiplicazione dei fronti aperti da Iraq a Yemen, da Damietta al Caspio, segnala soprattutto la perdita di un centro capace di imporre regole di ingaggio condivise nella regione. Per l’Europa meridionale, e per l’Italia in particolare, l’assenza di un principio di sovranità rispettato lungo le rotte del Mediterraneo orientale e del Mar Rosso pone un problema concreto di sicurezza della navigazione, non solo un tema di diritto internazionale astratto.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 3 agosto 2026




