La crisi dei missili americani: quando la strategia cede al pressapochismo

In un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, Katherine Thompson affronta le radici della carenza di munizioni che affligge gli Stati Uniti, andando oltre le spiegazioni convenzionali legate alla capacità produttiva dell’industria della difesa. La crisi, secondo l’autrice, non è il risultato di vincoli tecnici o manifatturieri, bensì di decisioni politiche prive di visione strategica da parte di amministrazioni e Congresso.
Il Pentagono ha richiesto 70,5 miliardi di dollari per le munizioni critiche nel bilancio della difesa, un aumento del 188 per cento rispetto all’anno precedente. Questa cifra riflette il depauperamento degli arsenali americani dovuto a due conflitti paralleli: il sostegno militare all’Ucraina a partire dall’invasione russa del 2021 e la guerra in Iran intrapresa dall’amministrazione Trump.
Thompson individua il punto di partenza della crisi nel ricorso massiccio al Presidential Drawdown Authority (PDA), uno strumento legale concepito per situazioni di emergenza imprevista e limitato originariamente a 100 milioni di dollari annui. Il Congresso, in una serie di decisioni che l’autrice definisce caratterizzate da «grave mancanza di giudizio», ha autorizzato tre aumenti successivi del tetto, portandolo fino a 14,5 miliardi di dollari per i soli prelievi destinati all’Ucraina. Questo utilizzo senza precedenti del PDA ha svuotato gli stock americani senza considerare le conseguenze a lungo termine sulla prontezza operativa degli Stati Uniti.
L’amministrazione Trump ha ereditato arsenali già in deficit, ma ha commesso a sua volta un errore strategico avviando la guerra in Iran pur consapevole della pressione che avrebbe esercitato su scorte già compromesse. Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), la guerra in Iran ha comportato l’impiego di migliaia di missili ad alto valore, come i Tomahawk, i JASSM e i Patriot, rappresentando il depauperamento di oltre la metà degli stock prebellici per alcune categorie di armi.
Le cifre della richiesta di bilancio illustrano l’entità del problema: la Marina ha procurato 55 missili Tomahawk l’anno precedente, mentre il nuovo obiettivo è di 785 unità, un aumento superiore al 1.000 per cento. Tuttavia, anche se il Congresso approvasse integralmente la richiesta, occorrerebbero almeno tre o cinque anni per la consegna di queste munizioni critiche.
Thompson sostiene che il problema fondamentale risiede nella mancanza di previsione strategica: i leader americani sono disposti ad armare nazioni straniere o ad avviare conflitti senza valutare i costi opportunità e i limiti strategici che ne derivano. Il Congresso avrebbe l’opportunità di introdurre riforme significative: condizionare i finanziamenti a una strategia e a una tempistica per la guerra in Iran, imporre limiti alle munizioni che devono essere preservate per la prontezza americana, e riformare il PDA per prevenire usi sconsiderati come quello verificatosi in Ucraina. Tuttavia, l’autrice rileva che l’appetito politico per tali riforme rimane estremamente basso a Washington, dove considerazioni di politica interna, pressioni dei lobbisti della difesa e influenze estere continuano a prevalere su una sana strategia difensiva.
L’analisi del Quincy Institute tocca un nervo scoperto della pianificazione strategica occidentale: la tendenza a impegnare risorse finite senza calcolare il costo opportunità complessivo. Per l’Italia, membro NATO con responsabilità nel Mediterraneo e nel fianco sud-est dell’Alleanza, questo significa che la capacità di deterrenza complessiva della NATO potrebbe risultare compromessa proprio quando le minacce si moltiplicano. La lezione storica è nota ai nostri strateghi militari: la logistica vince le guerre, e nessun bilancio, per quanto generoso, può compensare scelte operative fatte senza visione d’insieme. Se gli Usa rimangono impantanati nel reintegro dei propri arsenali, la questione della credibilità del deterrente europeo diventa ancora più pressante.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 18 maggio 2026



