Fiamme Azzurre, il Sappe chiede: «Ricordatevi da dove venite»

Cinque medaglie ai Campionati europei di atletica. Il sindacato della Polizia Penitenziaria invoca maggiore visibilità istituzionale
Roma, 18 agosto 2026 – Cinque medaglie conquistate agli ultimi Campionati europei di atletica leggera di Birmingham dagli atleti della Polizia Penitenziaria, le Fiamme Azzurre. Un risultato che il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) saluta con orgoglio, ma che diventa occasione per un richiamo al senso di appartenenza al Corpo.
La spedizione ha contribuito all’exploit azzurro con due ori di Nadia Battocletti nei 5.000 e 10.000 metri, l’oro di Lorenzo Benati nella staffetta 4×400, il bronzo di Matteo Sioli nel salto in alto e quello di Eloisa Coiro nella staffetta 4×400. L’Italia ha chiuso con 22 medaglie complessive, 10 delle quali d’oro.
«Alle nostre atlete e ai nostri atleti va tutta la nostra ammirazione – sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe – perché quando salgono sul podio rappresentano l’Italia e, attraverso le Fiamme Azzurre, anche la Polizia Penitenziaria». Ma il sindacato chiede agli atleti di non dimenticare i colleghi che indossano la stessa uniforme ogni giorno dentro le carceri.
«Dietro ogni medaglia ci sono talento, sacrificio, allenamento e professionalità – prosegue Capece – ma dietro la maglia e la tuta delle Fiamme Azzurre c’è anche un Corpo dello Stato. Un Corpo glorioso, fatto da donne e uomini che ogni giorno lavorano negli istituti penitenziari, spesso in condizioni difficili, garantendo sicurezza e legalità».
Il Sappe chiede un intervento concreto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e ai vertici del Gruppo Sportivo: una nuova versione dell’abbigliamento ufficiale che esalti chiaramente l’appartenenza alla Polizia Penitenziaria. «Non è una questione estetica – spiega Capece – è una questione di identità, orgoglio e riconoscibilità istituzionale». Attualmente la tuta delle Fiamme Azzurre non consente sempre di identificare a prima vista il Corpo di appartenenza degli atleti.
«Le medaglie sono individuali, ma l’orgoglio di Corpo è collettivo» conclude il segretario generale del Sappe, che invita gli atleti a continuare a vincere ricordandosi anche di chi li guarda dalle postazioni di servizio in carcere.



