Dopo Hormuz, il G7 deve rimettere la Russia nel mirino delle sanzioni

Da quando gli Stati Uniti hanno rilanciato la campagna di massima pressione contro l’Iran, la priorità europea di limitare le entrate energetiche russe è passata in secondo piano. Lo osserva Gonzalo Saiz Erausquin in un’analisi pubblicata dal Royal United Services Institute, RUSI, secondo cui l’attenzione di Washington si è spostata dal Cremlino verso Teheran e Caracas fin dai primi mesi del 2025, lasciando che il regime sanzionatorio contro la flotta ombra russa restasse sostanzialmente fermo.
Il memorandum d’intesa in quattordici punti tra Stati Uniti e Iran, presentato come possibile via d’uscita dalla crisi dello Stretto di Hormuz, prevede la revoca integrale delle sanzioni statunitensi e ONU contro Teheran, l’accesso a fondi bloccati e un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari. La situazione resta però volatile: dopo nuovi attacchi iraniani contro navi in transito, la Casa Bianca ha dichiarato l’accordo decaduto e revocato la licenza generale sul petrolio iraniano dopo soli dieci giorni dei sessanta previsti.
L’autore ricostruisce il contrasto tra i due dossier. Contro l’Iran, l’operazione militare Epic Fury è stata affiancata da un pacchetto sanzionatorio, Economic Fury, che ha colpito l’intera rete Shamkhani, centinaia tra individui, società e navi legate alla vendita elusiva di petrolio iraniano. Contro la Russia, invece, dal gennaio 2025 non è stata adottata una sola nuova designazione contro la flotta ombra: le uniche misure rilevanti restano le sanzioni di ottobre contro Lukoil e Rosneft.
Proprio mentre il prezzo dell’Urals scendeva sotto i 50 dollari al barile a dicembre 2025, portando le entrate russe da idrocarburi ai minimi dall’inizio dell’invasione, la guerra tra Stati Uniti e Iran ha fatto impennare i prezzi globali. Washington ha risposto con licenze generali che hanno permesso al greggio russo già caricato di continuare a circolare, generando miliardi di entrate aggiuntive per Mosca, in un momento in cui la pressione stava finalmente producendo effetti.
RUSI definisce il tetto di prezzo del G7 ormai esaurito nella sua funzione. A fronte di un Urals scambiato vicino ai 70 dollari, quasi il 30% delle esportazioni russe di greggio in aprile è stato trasportato su petroliere del G7, in particolare greche, con documentazione di conformità al price cap giudicata inaffidabile. La divergenza tra Unione Europea, Regno Unito e Stati Uniti si è ulteriormente allargata dopo l’abbassamento unilaterale del tetto a 44,10 dollari da parte di Bruxelles e Londra, fuori dal quadro G7.
La proposta centrale dell’analisi è il passaggio da un tetto di prezzo, ormai aggirabile, a un divieto pieno di servizi marittimi: trasporto, assicurazione, intermediazione, finanziamento e supporto tecnico negati a qualunque esportazione di greggio russo, indipendentemente dal prezzo. La base legale esiste già nel ventesimo pacchetto sanzionatorio dell’Unione Europea. Il rischio, riconosciuto dall’autore, è un ulteriore rafforzamento della flotta ombra, ma la misura costringerebbe Mosca a dipendere interamente da un ecosistema che, secondo RUSI, non ha oggi la capacità di sostenere gli attuali volumi di export.
Il commento di GrNet.it
L’analisi non affronta un aspetto che riguarda da vicino la Marina Militare italiana e le altre marine europee impegnate in attività di monitoraggio marittimo: un divieto pieno di servizi, per funzionare, richiede capacità di controllo e ispezione su rotte sempre più lunghe e su una flotta ombra sempre più opaca, non solo strumenti finanziari a Bruxelles o Londra. Se Mosca sposterà l’intero traffico verso operatori non tracciabili, il carico operativo di sorveglianza nel Mediterraneo orientale e nel Baltico crescerà, con conseguenze dirette sulla pianificazione degli assetti aeronavali NATO. È un tema che va oltre la finanza sanzionatoria e tocca la sostenibilità operativa della deterrenza marittima europea nel medio periodo. Vale la pena che Roma segua con attenzione come si articolerà, tecnicamente, l’eventuale passaggio dal tetto di prezzo al divieto totale di servizi.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 8 luglio 2026



