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Deterrenza estesa: come l’Europa può scoraggiare un attacco russo senza fidarsi solo dell’atomica

Che cosa succede se la Russia colpisce il territorio NATO senza superare la soglia nucleare? È la domanda che attraversa l’analisi di Jean-Marie Guéhenno pubblicata da ECFR, secondo cui l’Europa deve aggiornare radicalmente il proprio approccio alla deterrenza in vista del summit NATO ad Ankara del 7-8 luglio, che si apre con nuovi avvertimenti su una possibile provocazione russa contro Stati baltici e Polonia.

L’autore parte dalla constatazione che gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo hanno insegnato a Vladimir Putin che una guerra ad alta intensità con una potenza nucleare può svolgersi restando sotto la soglia atomica. Se Mosca cerca ora di riaffermare la propria capacità deterrente, i leader europei non devono commettere l’errore speculare di considerare il proprio territorio al sicuro solo in virtù della garanzia nucleare NATO.

Guéhenno analizza il discorso tenuto a marzo dal presidente francese Emmanuel Macron sulla postura nucleare, in particolare il concetto di «forward deterrence»: il possibile dispiegamento di armi nucleari francesi altrove in Europa previa consultazione con i partner. Macron ha però ribadito il rifiuto di qualsiasi uso «tattico» dell’arsenale francese, concepito non come uno scalino di un’escalation graduale ma come ultimo avvertimento prima di colpi strategici. L’autore giudica implausibile che un presidente francese sarebbe il primo ad attraversare la soglia nucleare per la difesa di uno Stato baltico invaso da forze convenzionali russe, pur riconoscendo il valore politico del segnale sull’ampiezza degli interessi vitali francesi.

Il rapporto individua nel secondo passaggio del discorso di Macron uno spunto più fecondo: l’osservazione che ondate di missili sono già cadute su Stati dotati di arma nucleare, Russia e Israele, e che lo stesso potrebbe accadere in Europa. Da qui la tesi che l’eccessivo affidamento alla deterrenza nucleare sia pericoloso, perché non impedisce una guerra su vasta scala.

Guéhenno richiama un episodio del 2022, quando gli Stati Uniti, temendo un collasso russo in Ucraina, avrebbero comunicato a Mosca che il superamento della soglia nucleare avrebbe comportato devastanti attacchi convenzionali contro obiettivi strategici russi, minaccia giudicata più credibile di una rappresaglia atomica. Da questo precedente l’autore trae l’indicazione centrale: la deterrenza europea futura dovrebbe combinare capacità di attacco convenzionale a lungo raggio con la deterrenza nucleare, superando la divisione tra forze convenzionali come «filo di inciampo» e potenze nucleari come unico vero deterrente.

Il rapporto sottolinea infine la necessità di un dialogo approfondito tra europei e con Washington, per evitare che colpi convenzionali non coordinati di potenze non nucleari trascinino Francia, Regno Unito e Stati Uniti in un’escalation indesiderata. L’esito auspicato è una responsabilità condivisa tra le principali potenze militari europee, con un impulso concreto all’accelerazione e al possibile consolidamento dei programmi europei di attacco a lungo raggio.

Il commento di GrNet.it

Un tavolo a Bruxelles o a Parigi dove francesi, britannici e non nucleari europei devono mettersi d’accordo su cosa la Russia possa assorbire senza reagire con l’atomica: è lo scenario implicito nella proposta di Guéhenno, e non è un esercizio da poco. L’Italia, priva di arsenale nucleare e con capacità di attacco a lungo raggio ancora limitate, si troverebbe nella posizione di dover fidarsi della valutazione altrui sulla soglia di escalation, un ruolo scomodo per chi contribuisce a missioni NATO e a programmi multinazionali come il futuro caccia da combattimento. La spinta verso il consolidamento dei programmi europei di strike a lungo raggio, se prendesse forma concreta, offrirebbe a Roma l’occasione di pesare di più nella definizione delle regole, non solo di subirle. Resta però da capire quale contributo industriale e dottrinale l’Italia sia in grado di offrire a questo impianto, oltre alla partecipazione politica ai vertici.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 2 luglio 2026

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