Come i data center del Golfo sono diventati obiettivi militari nella guerra con l’Iran

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, i droni Shahed iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti il 1° marzo 2026, causando incendi e disservizi bancari per una popolazione di 50 milioni di persone. L’attacco ha trasformato l’infrastruttura AI del Golfo da risorsa commerciale a obiettivo bellico, rivelando come scelte strategiche americane abbiano militarizzato infrastrutture civili.
La genesi di questa vulnerabilità risale alle decisioni di investimento del 2025. Durante il tour mediorientale di maggio 2025, gli Stati Uniti hanno assicurato oltre 2 trilioni di dollari in impegni di investimento, con Microsoft che ha promesso 15,2 miliardi di dollari negli Emirati e Amazon 5,3 miliardi per nuovi data center sauditi. Il campus Stargate negli Emirati, un cluster AI da 5 gigawatt su 7,3 miglia quadrate di deserto ad Abu Dhabi, è stato presentato come il progetto internazionale di punta. Tuttavia, dietro questi annunci si celava una logica militare non dichiarata: come condizione per l’approvazione americana dell’esportazione di chip, le società emiratine G42 e saudita Humain dovevano eliminare l’hardware Huawei e disinvestire dalle piattaforme tecnologiche cinesi.
Questa «diplomazia computazionale» funzionava di fatto come un test di lealtà. G42 è diventata una delle sole due aziende non americane nella lista di obiettivi successivamente pubblicata dalle Guardie della Rivoluzione Islamica. Rapporti confermano che Claude di Anthropic, che opera su infrastruttura AWS, è stato utilizzato per valutazioni di intelligence e identificazione di obiettivi durante l’Operazione Epic Fury. La stessa infrastruttura cloud che ospitava servizi bancari e civili del Golfo elaborava simultaneamente dati di targeting per una guerra che gli stati del Golfo non avevano esplicitamente approvato e di cui avevano segnalato privatamente preoccupazioni.
Gli stati del Golfo avevano emanato leggi di localizzazione dei dati negli anni Venti per proteggere i dati sensibili dello stato e ridurre la dipendenza da infrastrutture estere. Tuttavia, quando l’Iran ha colpito i data center AWS, i governi del Golfo si sono trovati legalmente impossibilitati a reindirizzare i dati altrove. I loro dati più sensibili erano ancorati alle stesse strutture sotto attacco. Inoltre, allineandosi esclusivamente con i partner AI americani ed escludendo i fornitori cinesi, gli stati del Golfo hanno eliminato l’unica forma di diversificazione tecnologica che avrebbe potuto coprire la loro esposizione.
All’inizio del conflitto, gli stati del Golfo hanno chiarito di non essere stati consultati prima dell’Operazione Epic Fury, generando risentimento. Popolazioni per il 90 per cento composte da lavoratori stranieri si sono trovate incapaci di pagare taxi, accedere a conti bancari o ordinare cibo, come conseguenza diretta di una guerra che i loro governi avevano sollecitato Washington a prevenire. Il cessate il fuoco di aprile, negoziato dal Pakistan, è stato apparentemente concluso senza partner degli stati arabi del Golfo al tavolo.
Sebbene investitori istituzionali come Brookfield continuino a operare nella regione, le condizioni dei nuovi progetti sono cambiate permanentemente. I costi sono aumentati, l’assicurazione è diventata significativamente più cara, gli investitori richiedono rendimenti più elevati per coprire il rischio aumentato, e vi è maggiore attenzione alla sicurezza fisica e ai sistemi di backup. La guerra ha dimostrato che la «diplomazia computazionale» conteneva una logica militare mai pienamente divulgata agli stati che l’hanno ospitata.
L’articolo espone un meccanismo di subordinazione strategica mascherato da opportunità economica: gli stati del Golfo hanno creduto che investimenti massicci in infrastrutture americane li proteggessero dai rischi geopolitici, scoprendo invece di essere stati incorporati nell’architettura militare statunitense senza consultazione. Per l’Italia e la NATO, la lezione è che la militarizzazione silenziosa di infrastrutture civili critiche (dati, cloud, AI) crea vulnerabilità che i partner non controllano e che possono trasformare il territorio alleato in zona di conflitto. Washington dovrà riconsiderare se l’uso di infrastrutture civili commerciali per operazioni militari offensive sia compatibile con il consenso informato dei paesi ospitanti.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 13 maggio 2026




