Polizia di Stato

Sulmona, 20 misure cautelari per un gruppo con metodo mafioso dedito alla droga

Operazione Metamorfosi: il metodo mafioso si radica in Valle Peligna con misure in cinque province

Nella mattinata del 3 novembre 2026 la Polizia di Stato ha eseguito 20 misure cautelari a Sulmona e in diverse località della Valle Peligna, nelle province di L’Aquila, Teramo, Bologna, Foggia e Napoli, nell’ambito dell’operazione denominata Metamorfosi. Le misure sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di L’Aquila su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), che ha coordinato l’inchiesta presso la Procura della Repubblica del capoluogo abruzzese. Le misure riguardano un gruppo criminale accusato di agire con metodo mafioso.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, detenzione di armi ed esplosivi, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante del metodo mafioso.

Secondo l’ipotesi accusatoria, un condannato per reato di associazione di stampo mafioso, appartenente alla criminalità organizzata siciliana, scontata la pena si sarebbe stabilito a Sulmona e si sarebbe alleato con un gruppo locale che da anni gestiva lo spaccio in Valle Peligna. Ne sarebbe nato un sodalizio autonomo che avrebbe riprodotto i metodi mafiosi nel territorio. Il gruppo avrebbe conquistato il monopolio della cocaina a Sulmona e nei comuni peligni, con un volume d’affari stimato in almeno 180-200 mila euro al mese. Decisivi sarebbero stati gli accordi con un narcotrafficante albanese e con un esponente del clan camorristico egemone nello spaccio a Secondigliano.

Il sodalizio, secondo gli investigatori, era organizzato come un’impresa, con ruoli definiti per la custodia e la distribuzione della droga, la gestione delle piazze e la ripartizione dei profitti. Il controllo del territorio sarebbe stato imposto con la violenza, attraverso aggressioni, minacce armate ed estorsioni ai danni di pusher e clienti morosi, oltre ad attentati incendiari rivolti anche contro esponenti di spicco dei gruppi rivali nello spaccio di cocaina. Le indagini hanno inoltre documentato la disponibilità di armi ed esplosivi, reperiti anche attraverso la criminalità organizzata napoletana e destinati, secondo l’accusa, a un attentato dinamitardo. L’indagine ha fatto emergere un fenomeno criminoso connesso all’infiltrazione della criminalità organizzata nel comprensorio aquilano, territorio tradizionalmente considerato estraneo alle dinamiche mafiose.

L’inchiesta, avviata nel 2024, è stata condotta dalla Sezione investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) di L’Aquila. Le misure cautelari e le perquisizioni, coordinate dallo SCO, sono state effettuate con la partecipazione di circa 100 operatori della Polizia di Stato, con il supporto di unità cinofile, delle SISCO di Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Lecce, Napoli, Perugia, Roma, Salerno, delle Squadre mobili di Chieti, Frosinone, L’Aquila, Latina, Pescara, Rieti, Roma, Salerno e Teramo, dei Reparti prevenzione crimine di Foggia, Pescara, Perugia e Roma, e delle Unità cinofile di Pescara.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure eseguite si basano su gravi indizi di colpevolezza, valutati allo stato degli atti, e sono soggette agli ordinari mezzi di impugnazione, incluso il riesame. È prevista una conferenza stampa alle ore 10:30 presso la Questura di L’Aquila, con la partecipazione del Procuratore distrettuale, nel corso della quale saranno resi noti ulteriori dettagli.

Video del comunicato

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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