Londra non può recidere i legami con Pechino sui minerali critici, ma può gestire i rischi

Il Regno Unito non può permettersi una separazione totale dalla Cina nel settore dei minerali critici, diversamente dagli Stati Uniti e dalle economie asiatiche esposte a restrizioni commerciali. Secondo l’analisi di Chatham House, una strategia di decoupling completo risulterebbe economicamente insostenibile per Londra, che non dispone delle risorse per sovvenzionare l’industria nazionale e beneficia considerevolmente dalle relazioni commerciali con Pechino in termini di vendite, finanziamenti, trasferimenti tecnologici e infrastrutture condivise.
Il rischio di una «militarizzazione» cinese delle catene di approvvigionamento rimane incerto: una tale mossa comporterebbe per Pechino una dinamica di «mutua distruzione assicurata», poiché la crescita orientata all’esportazione resta il fondamento della strategia economica cinese e Beijing non intende alienarsi i mercati di sbocco. La bilancia commerciale UK-Cina registra un deficit di 42 miliardi di sterline su un volume totale di 104,9 miliardi.
La competizione economica tra i due paesi si concentra nella manifattura ad alta tecnologia e in settori chimico-farmaceutici. Le industrie britanniche ad alta tecnologia non dipendono da minerali in forma concentrata o raffinata, bensì da componenti semi-lavorati provenienti da terzi che a loro volta si appoggiano alla lavorazione cinese. Inoltre, le grandi società minerarie registrate nel Regno Unito traggono il 50-60 per cento dei ricavi dalla Cina, e molti progetti estrattivi globali di rame, ferro e bauxite sono realizzabili solo grazie al finanziamento e alla cooperazione operativa cinese, incluse le infrastrutture sviluppate dalla Belt and Road Initiative come il Corridoio di Lobito.
La strategia britannica sui minerali critici lanciata nel novembre 2025 fornisce una base solida, ma necessita di linee guida più precise in aree di rischio specifiche. Un primo ambito riguarda gli investimenti esteri: il Regno Unito potrebbe limitare i diritti di voto delle entità cinesi e la loro influenza sulla governance aziendale, garantendo che le partecipazioni cinesi non possano forzare le società minerarie britanniche a conformarsi ai controlli sulle esportazioni di Pechino. Attualmente, Beijing detiene quote in 16 delle prime 100 società minerarie non cinesi per capitalizzazione di mercato.
Un secondo aspetto critico riguarda le infrastrutture condivise: molti progetti minerari in zone remote utilizzano ferrovie comuni per l’esportazione. Alcuni paesi hanno vietato alle loro società di utilizzare infrastrutture fornite da rivali globali come la Cina, creando però un campo di gioco diseguale tra operatori statali e privati. Il governo britannico dovrebbe fornire linee guida di best practice e rassicurare le aziende che non saranno penalizzate per l’uso di rotte di approvvigionamento che attraversano fratture geopolitiche.
La protezione dei dati rappresenta infine una vulnerabilità emergente. L’industria mineraria si digitalizza rapidamente con crescente automazione e raccolta di dati su produzione, commercio, qualità e quantità di minerali. Informazioni su output, qualità, tecnologia e competenze sono altamente sensibili dal punto di vista commerciale e risultano esposte in operazioni e infrastrutture condivise, specialmente dove sistemi di scansione ai confini utilizzano tecnologie cinesi che potrebbero trasmettere dati a Pechino. Linee guida e protezioni specifiche per le aziende britanniche operanti in tali condizioni sarebbero utili.
L’analisi di Chatham House riflette il pragmatismo atlantista britannico: riconosce che il decoupling totale è un’illusione per economie aperte, ma identifica vulnerabilità concrete nel settore privato che richiedono governance. Per l’Italia, il parallelo è significativo: come il Regno Unito, anche Roma non può permettersi una rottura con la Cina sui minerali critici, ma deve sviluppare protezioni su governance aziendale, infrastrutture condivise e dati sensibili. La questione della «parità di trattamento» tra operatori pubblici e privati è particolarmente rilevante per il nostro tessuto industriale, dove molte aziende minerarie e manifatturiere operano in contesti di partnership mista con attori cinesi.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 22 maggio 2026



