Honduras, l’ex presidente narcotrafficante torna in patria grazie alla grazia di Trump

Dal colpo di stato del 2009 contro Manuel Zelaya alle pressioni odierne sulle elezioni honduregne, Washington ha esercitato per quasi vent’anni un’influenza diretta sugli equilibri politici del paese centroamericano. È in questa cornice storica che Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, colloca il rientro trionfale in Honduras dell’ex presidente Juan Orlando Hernández, condannato per narcotraffico e graziato lo scorso dicembre dal presidente Donald Trump.
Secondo l’autrice Dana Frank, Hernández è sbarcato domenica da un aereo privato in camicia bianca, accolto da migliaia di sostenitori, a distanza di pochi anni dalle manette con cui lasciò il suolo honduregno per l’estradizione negli Stati Uniti. Nel marzo 2024 un tribunale di New York lo aveva condannato a 45 anni di carcere per traffico di oltre 400 tonnellate di cocaina e per associazione a delinquere finalizzata al traffico d’armi, dopo un processo in cui numerosi testimoni raccontarono di tangenti milionarie ricevute in cambio della libera circolazione di droga e armi, e persino di un omicidio ordinato dall’ex presidente.
Il 2 dicembre 2025, due giorni prima delle elezioni honduregne, Trump ha firmato la grazia, secondo il Wall Street Journal su pressione del suo storico consigliere Roger Stone. Il presidente statunitense ha dichiarato apertamente di voler orientare il voto verso Nasry Asfura, candidato del Partito Nazionale legato a Hernández, minacciando conseguenze se Asfura non avesse vinto. Il timore di perdere le rimesse dall’estero, che pesano fino a un terzo dell’economia honduregna, avrebbe spinto migliaia di elettori a cambiare voto.
Asfura, definito dall’autrice un leader debole e non legato personalmente a Hernández, avrebbe di fatto lasciato lo spazio politico all’ex presidente, che secondo un alto funzionario honduregno citato nell’articolo avrebbe continuato a controllare il Partito Nazionale anche dal carcere. Il suo braccio destro, Tomás Zambrano, oggi presidente del Congresso, ha rimosso il procuratore generale indipendente e il presidente della Corte Suprema, aprendo la strada all’annullamento del mandato di arresto pendente contro Hernández per accuse di corruzione interna. L’ex presidente ha annunciato che si presenterà in tribunale il 3 agosto per difendere la propria innocenza.
L’articolo documenta inoltre il trattamento riservato a Hernández durante la detenzione negli Stati Uniti: secondo ProPublica, un ordine di custodia dell’ICE ancora in vigore al momento della grazia sarebbe stato revocato rapidamente, e l’ex presidente sarebbe stato trasportato da una squadra tattica speciale finanziata dal governo statunitense dal carcere del West Virginia al Waldorf Astoria di Manhattan.
Frank collega il caso a una contraddizione più ampia della politica antidroga dell’amministrazione Trump, che continua a giustificare con la retorica della guerra alla droga attacchi a imbarcazioni nel Pacifico e nei Caraibi e un’operazione contro il Venezuela. Al Senato, il democratico Jack Reed ha chiesto pubblicamente perché il presidente abbia graziato una persona condannata per aver fatto entrare tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Nel frattempo, secondo l’articolo, giornalisti e movimenti contadini honduregni restano sotto pressione, mentre il 26 maggio venti campesinos della valle dell’Aguan sono stati uccisi in un massacro attribuito a sicari legati a grandi proprietari terrieri e trafficanti.
Il commento di GrNet.it
L’analisi di Frank non si sofferma abbastanza su un punto che riguarda direttamente la stabilità regionale: un apparato di sicurezza honduregno – polizia, esercito, servizi – che per anni ha ricevuto addestramento e cooperazione statunitense torna ora a essere garante della protezione personale di un condannato per narcotraffico, con una unità speciale già annunciata dal capo delle forze armate. Per un osservatore con esperienza di cooperazione internazionale, il dato interessante non è la grazia in sé, discrezionale per definizione, ma la rapidità con cui istituzioni giudiziarie e militari honduregne si sono riallineate a un potere informale, segno di una debolezza strutturale dello stato di diritto che nessun programma di assistenza tecnica ha finora corretto. Per l’Italia e per l’Unione Europea, impegnate in America Centrale soprattutto su cooperazione allo sviluppo e migrazione, il caso honduregno suggerisce cautela nel valutare la tenuta delle istituzioni partner al di là delle dichiarazioni ufficiali di allineamento democratico. Resta da capire quanto lo strumento della grazia presidenziale, usato qui in funzione geopolitica più che giudiziaria, possa diventare un precedente replicabile altrove nella regione.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 29 luglio 2026




