Russia in Ucraina: veloce sul campo, lenta nei comandi

Circa 13.000 militari hanno partecipato a Zapad 2025, contro i quasi 200.000 dichiarati per Zapad 2021: un ridimensionamento che RUSI, nell’analisi firmata da Fabrizio Minniti e Giangiuseppe Pili, legge come indice di una trasformazione più profonda nel modo in cui Mosca conduce la guerra. Il think tank britannico osserva che la Russia adatta rapidamente tattiche e tecnologie sul campo, ma resta rigidissima sul piano organizzativo, un contrasto che rivela l’insicurezza della sua funzione di comando.
Gli autori ricostruiscono la sequenza delle esercitazioni Zapad dal 2013 a oggi come termometro dell’evoluzione dottrinale russa. Le edizioni del 2013 e 2017 mostravano una forza in transizione verso strutture di brigata e maggiore interoperabilità con la Bielorussia; quella del 2021 proiettava fiducia in un conflitto convenzionale su larga scala contro un avversario paritario, fiducia che si è rivelata fondata su scenari mai testati contro un nemico adattivo e prolungato nel tempo.
Zapad 2025, più piccola e modulare, riflette secondo il rapporto tre fattori concorrenti: i vincoli di risorse imposti dalla guerra di logoramento, un riorientamento deliberato verso operazioni di piccola unità appreso dal campo di battaglia ucraino, e un calcolo strategico legato alla soglia dei 13.000 uomini che, secondo il Documento di Vienna, fa scattare l’obbligo di osservazione OSCE. L’esercitazione segnala anche uno spostamento dottrinale verso il concetto di Initial Period of War, con attacchi in profondità su nodi di comando, basi aeree e logistica.
Sul terreno ucraino, dal 2024 le forze russe hanno costruito un complesso di attacco distribuito basato su droni, fuoco a lunga gittata e ricognizione in tempo reale, colpendo linee di comunicazione fino a 100 km dietro il fronte, come documentano le valutazioni dell’Institute for the Study of War. L’integrazione di tecnologie commerciali, satellitari e sistemi iraniani e nordcoreani ha aumentato la precisione dei singoli colpi, ma la logica resta la saturazione tramite salve numerose di sistemi economici, non lo strike chirurgico.
Il vero collo di bottiglia, secondo RUSI, è il comando e controllo: non un sistema tecnologico ma una struttura umana in cui l’iniziativa ai livelli inferiori è percepita come minaccia politica più che come risorsa. Il rapporto cita il Troika Compendium e il NEST Centre per documentare un regime sempre più personalizzato, che premia la conformità e punisce l’iniziativa non autorizzata. A questo si aggiunge l’assenza di un corpo di sottufficiali professionali paragonabile a quello NATO, che costringe gli ufficiali subalterni a colmare un vuoto di comando, con perdite sproporzionate tra gli ufficiali stessi.
Gli autori concludono che nessun esercito ha mai completato una trasformazione organizzativa radicale durante una guerra convenzionale in corso, citando i casi romano e statunitense in Iraq e Afghanistan come termini di paragone. La domanda analiticamente rilevante, per RUSI, non è se la Russia sia forte o debole, ma se il suo modello di resistenza, massa e assorbimento delle perdite sia sostenibile nel tempo, anche alla luce del calo demografico russo precedente alla guerra.
Il commento di GrNet.it
Un plotone russo che avanza senza un sergente capace di decidere in autonomia, mentre un tenente sovraccarico tenta di sostituirlo: è l’immagine di comando che l’analisi RUSI restituisce, e che per un ufficiale italiano risulta immediatamente comprensibile nelle sue conseguenze operative. La mancanza di un corpo di sottufficiali strutturato non è un dettaglio tecnico, ma la spiegazione stessa della rigidità organizzativa russa, in un esercito dove l’iniziativa dal basso è vista come rischio politico prima che come vantaggio tattico. Per la Difesa italiana, che investe da anni nella formazione dei propri quadri di truppa come cardine della catena di comando decentrata, la lezione non è la conferma di una superiorità dottrinale scontata, ma un monito a non sottovalutare quanto un sistema meno efficiente possa comunque sostenere un conflitto a lungo termine se il costo politico interno resta accettabile. Resta aperta, e l’analisi lo ammette, la domanda se questo modello regga nel tempo o si esaurisca insieme alle risorse demografiche ed economiche russe.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 21 luglio 2026




