Il siluramento del ministro della difesa che si è ritorto contro Zelensky

«Zelensky ha difeso la sua decisione come un passo necessario per risolvere un conflitto interno paralizzante tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrsky»: così Chatham House ricostruisce le motivazioni ufficiali dietro il siluramento del ministro della difesa ucraino Mykhailo Fedorov, l’uomo che ha guidato la campagna dei droni contro la Russia, dopo appena sei mesi in carica.
La rimozione, avvenuta nell’ambito di un rimpasto di governo che ha visto le dimissioni della premier Yulia Svyrydenko su richiesta del presidente, ha innescato proteste in tutto il Paese e si è trasformata in una crisi politica per Zelensky. Per contenere le manifestazioni, lo stesso Syrsky è stato successivamente rimosso e sostituito da Mykhailo Drapatyi, comandante delle forze congiunte considerato vicino a Fedorov. Zelensky ha inoltre offerto a Fedorov una «posizione di rilievo» nel governo, i cui contorni restano tuttavia non definiti.
Il think tank londinese legge lo scontro tra Fedorov e Syrsky come il riflesso di una divergenza ideologica sul modo di condurre la guerra e di governare il Paese. Syrsky viene descritto dai critici come l’incarnazione di un approccio centralizzato di stampo sovietico, basato su artiglieria e fanteria d’assalto, con tolleranza per perdite elevate — percezione rafforzata da inchieste giornalistiche su abusi, anche fatali, ai danni di reclute in un reggimento alle sue dirette dipendenze. Fedorov, al contrario, ha promosso un modello asimmetrico e tecnologico: espansione della produzione domestica di droni, blocco dei terminali Starlink usati illegalmente dalle forze russe, introduzione delle «after action review» per migliorare i tassi di intercettazione missilistica, aumenti salariali e un nuovo sistema di contratti a termine.
Secondo Chatham House, le riforme di Fedorov avevano anche eroso un sistema opaco di appalti sfruttato da generali corrotti, grazie a gare competitive e tracciamento digitale degli acquisti che rendevano più difficile gonfiare i contratti di fornitura e nascondere tangenti.
Il rapporto colloca la vicenda nel calcolo politico di Zelensky. Un sondaggio del Kyiv Institute of International Sociology segnala che la fiducia nei confronti di Fedorov è salita dal 38 al 50 per cento negli ultimi sei mesi, mentre quella verso il presidente resta stabile intorno al 61-62 per cento. Un sondaggio del maggio 2026 indica che il 67 per cento degli ucraini si aspetta una sostituzione di Zelensky a guerra finita, mentre il generale Valerii Zaluzhnyi, suo principale rivale politico, avrebbe visto calare il proprio consenso dal 25 al 16 per cento. Gli autori richiamano precedenti come l’estromissione di Zaluzhnyi dal comando nel febbraio 2024 e l’ingresso nell’amministrazione di Kyrylo Budanov dopo lo scandalo di corruzione nel settore energetico del gennaio 2026, a conferma di uno schema ricorrente di emarginazione di figure popolari.
Il tempismo della decisione viene definito «particolarmente sconcertante»: l’operazione di Fedorov per isolare la penisola di Crimea occupata dalla Russia, in corso da 40 giorni, aveva raggiunto uno slancio senza precedenti, mentre Mosca prepara una nuova mobilitazione dopo le elezioni della Duma d’autunno. Il commissario europeo alla difesa Andrius Kubilius ha definito la rimozione una «grande sorpresa», sottolineando il ruolo di Fedorov nel modello tecnologico ucraino, poche settimane dopo la firma del partenariato industriale per la difesa tra Unione europea e Ucraina.
Il commento di GrNet.it
La contrapposizione tra Syrsky e Fedorov riproduce, in scala ucraina, il dilemma dottrinale che la Rivoluzione negli Affari Militari pose già negli anni Novanta: privilegiare la massa di fuoco e la fanteria numerosa o investire su precisione, sensori e catene decisionali corte. Kyiv sta scoprendo, sotto il fuoco vero, che le due logiche non convivono facilmente in un unico stato maggiore, e che il costo politico di questa frizione ricade sul vertice civile. Per un osservatore militare italiano colpisce soprattutto la rapidità con cui la piazza ha reagito alla rimozione di un tecnocrate della difesa, segno che la legittimità dei vertici militari ucraini si misura ormai anche sull’efficacia percepita, non solo sulla gerarchia formale. Per le Forze armate italiane, impegnate a loro volta in un percorso di digitalizzazione della logistica e dei processi d’acquisizione, il caso ucraino offre un promemoria sul rischio che le riforme di modernizzazione restino ostaggio degli equilibri di potere interni, prima ancora che dei vincoli di bilancio.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 21 luglio 2026




