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EU Inc: lo statuto unico europeo per fermare la fuga delle start-up

Secondo un’analisi di Miguel Ferrer pubblicata dallo European Council on Foreign Relations, ECFR, l’Unione europea dispone oggi di un’occasione storica per attrarre le imprese tecnologiche emergenti offrendo ciò che l’amministrazione di Donald Trump starebbe erodendo negli Stati Uniti: prevedibilità normativa, certezza del diritto e regolatori indipendenti. L’instabilità tariffaria, le pressioni politiche sulle agenzie federali e le restrizioni ai ricercatori stranieri renderebbero oggi più rischioso fare impresa in America.

L’autore ricorda che l’Europa non parte da una posizione debole quanto alla creazione di nuove imprese: dal 2015 produce più start-up degli Stati Uniti e mantiene una quota di fondatori comparabile a quella asiatica, con costi del lavoro qualificato inferiori a quelli della Bay Area o di New York e posizioni avanzate in quantum computing, tecnologie climatiche e biotech.

Il problema, secondo Ferrer, emerge nella fase di scaling. La frammentazione in 27 mercati nazionali e la relativa complessità regolatoria costituiscono un tetto invisibile alla crescita. Nel 2024 i round di investimento superiori a 100 milioni di dollari hanno raggiunto 120,8 miliardi negli Stati Uniti contro appena 18,1 miliardi in Europa; nel 2025 gli investimenti in deep tech si sono attestati a 130 miliardi di dollari negli USA contro 16 miliardi europei, con un divario che si allarga ulteriormente su intelligenza artificiale e altre tecnologie di frontiera. La quota europea del valore di mercato tecnologico globale è scesa dal 30% del 2000 al 7% attuale, nonostante il settore tech pesi oggi il 15% del PIL europeo contro il 4% del 2015.

Per rispondere a queste dinamiche, la Commissione europea ha avviato l’iter approvativo di EU Inc., il cosiddetto ventottesimo regime: un quadro giuridico armonizzato che consentirebbe alle start-up di operare nel mercato unico sotto un unico insieme di regole anziché confrontarsi con 27 sistemi nazionali diversi. La proposta prevede un ente societario opzionale, digitale e a riconoscimento automatico, che copre diritto commerciale, fiscale, fallimentare e del lavoro.

Ferrer segnala tuttavia rischi concreti di annacquamento nei negoziati fino al 2027: la Germania difenderà il proprio modello di codeterminazione (Mitbestimmung), la Francia il suo approccio ai campioni nazionali tecnologici, i paesi nordici il trattamento fiscale favorevole di stock option e piani di partecipazione azionaria. Nel giugno 2026 il servizio legale del Consiglio ha già suggerito alle delegazioni nazionali di declassare la proposta da regolamento a direttiva, un passaggio che ne comprometterebbe l’ambizione armonizzatrice.

L’autore richiama i precedenti di Airbus e Galileo come esempi di come un quadro giuridico comune, risorse condivise e scala continentale abbiano trasformato ambizioni politiche in realtà industriali capaci di competere globalmente, indicando questa stessa combinazione come via per il ventottesimo regime.

Il commento di GrNet.it

Un mercato unico dei capitali di rischio senza un sistema societario comune è un’arma spuntata, e l’analisi di ECFR lo dimostra con i numeri sul deep tech. Per l’industria della difesa europea, che dipende in misura crescente da start-up di dual-use in intelligenza artificiale, droni e sistemi autonomi, la frammentazione regolatoria descritta da Ferrer non è un problema puramente economico ma anche un fattore che rallenta l’acquisizione di capacità critiche. Se le imprese più promettenti continuano a incorporarsi altrove per trovare capitali di crescita, l’Europa rischia di finanziare la ricerca e poi importare il prodotto finale a condizioni meno favorevoli. Per l’Italia, che ha un tessuto di start-up tecnologiche ancora sottocapitalizzato rispetto a Francia e Germania, l’esito del negoziato su EU Inc, regolamento o direttiva che sia, determinerà quanto le imprese nazionali potranno competere per i fondi europei destinati a innovazione e difesa senza dover cercare sponde extraeuropee.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 10 luglio 2026

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