Il caso Mythos mostra l’incoerenza della governance USA sull’IA avanzata

Martedì il Dipartimento del Commercio statunitense revoca le restrizioni imposte a due modelli avanzati di Anthropic, Mythos 5 e Fable 5, ritenuti capaci di sollevare preoccupazioni per la sicurezza legate alle loro potenzialità nel campo dell’hacking. È l’ultimo capitolo di una sequenza di decisioni contraddittorie che, secondo Chatham House, segnala un metodo di controllo delle capacità di frontiera dell’intelligenza artificiale ormai volatile.
La direttiva sui controlli all’esportazione, firmata il 12 giugno, aveva vietato l’accesso ai due modelli a tutti i cittadini non statunitensi, inclusi dipendenti stranieri di aziende americane e specialisti della cyberdifesa presso partner internazionali. Anthropic aveva risposto sospendendo l’accesso a Mythos e Fable per l’intera utenza già il giorno successivo. Il 26 giugno l’amministrazione aveva parzialmente corretto la rotta, autorizzando il rilascio di Mythos 5 a un gruppo selezionato di grandi aziende e agenzie, tutte statunitensi. Ora Anthropic dichiara di stare coordinando con il governo un’estensione dell’accesso a un gruppo più ampio, comprensivo di partner internazionali; dal 1° luglio Fable 5, descritto come dotato di maggiori misure di sicurezza rispetto a Mythos, è disponibile a livello globale per tutti gli utenti.
Molte aziende e alleati accoglieranno con favore l’ultima inversione di rotta, poiché l’accesso a modelli come Mythos può risultare utile ai difensori informatici di tutto il mondo, e le informazioni sulle capacità reali dei modelli sono ritenute essenziali per regolatori e funzionari pubblici. Il rapporto segnala tuttavia che l’imprevedibilità della politica statunitense resta un problema per la sicurezza, oltre a inviare segnali confusi a mercati e investitori, in un momento in cui alcune di queste aziende si avvicinano alla quotazione in borsa.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di scontro tra l’amministrazione Trump e Anthropic, definita a inizio anno dal Department of War un «rischio per la catena di approvvigionamento» alla sicurezza nazionale, prima designazione di questo tipo mai attribuita a un’azienda statunitense. Nonostante il contenzioso legale ancora aperto, ingegneri di Anthropic risulterebbero coinvolgere la National Security Agency nell’uso di Mythos per operazioni cyber contro avversari. Anche OpenAI, con i nuovi modelli GPT-5.6 Sol, Terra e Luna, ha subito pressioni analoghe, con un rilascio iniziale limitato a un gruppo ristretto di partner fidati.
Chatham House ricorda di aver già sostenuto, in un’analisi precedente, che l’inasprimento dei controlli su tecnologie definite «uova d’oro» – software o hardware che siano – non impedisce realmente la loro proliferazione. Bloccare l’accesso straniero non migliora la prontezza statunitense di fronte a una crisi globale a base tecnologica, come un crollo finanziario, ma indebolisce la base di evidenze e la cooperazione fiduciaria necessarie a gestire uno shock condiviso. Il rapporto collega questa incertezza al vertice inaugurale delle Nazioni Unite sulla governance dell’IA, il Global Dialogue on AI Governance, che si troverà a fare i conti con un’architettura di cooperazione internazionale difficilmente praticabile senza un impegno stabile di Washington.
Il commento di GrNet.it
L’incoerenza descritta da Chatham House non è un problema solo americano: per l’Italia, priva di aziende nazionali capaci di sviluppare modelli di frontiera paragonabili a Mythos o GPT-5.6, significa dipendere da decisioni che cambiano nell’arco di poche settimane senza alcun preavviso strutturato. Un ente come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, se dovesse pianificare l’adozione di strumenti di IA per la difesa informatica, si troverebbe a operare su un terreno che può mutare condizioni di accesso dall’oggi al domani. La vicenda mostra inoltre che la distinzione tra alleato fidato e utente qualsiasi resta, nei fatti, decisa unilateralmente da Washington sulla base di criteri non sempre trasparenti. Per un paese europeo di medie dimensioni la vera domanda non è se allinearsi alla politica statunitense, ma quanta autonomia negoziale l’Unione Europea riesca a conquistare in sede collettiva su questi dossier.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 2 luglio 2026




