Otto arresti a Bologna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

La Polizia di Stato esegue misure cautelari contro una rete di cingalesi e italiani. Contestati anche usura ed estorsione
Bologna, 1 luglio 2026
La Polizia di Stato ha eseguito otto misure cautelari nei confronti di cittadini cingalesi e italiani gravemente indiziati di aver favorito l’ingresso illegale sul territorio nazionale di decine di stranieri. L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna, su coordinamento della Procura della Repubblica nella persona del Sostituto Procuratore Tommaso Pierini.
Le indagini della Squadra Mobile hanno preso avvio nel 2025 dalle dichiarazioni di una donna cingalese che aveva chiesto aiuto economico a un connazionale classe 1973 per sostenere la madre in Sri Lanka. La donna ha ricevuto un prestito di 2.000 euro con interessi pattuiti al 60 per cento annuo. Dopo aver versato 1.925 euro, ha subito offese e minacce dal mutuante e da altri familiari, che minacciavano di fare del male a lei e alle sue figlie se non avesse pagato. Per questo motivo, al soggetto classe 1973 sono stati contestati i reati di usura ed estorsione.
Le indagini hanno rivelato un’organizzazione più ampia. Il cingalese classe 1973, insieme ad altri due connazionali classe 1975 e 1969, utilizzava un negozio di telefonia in via Marconi a Bologna come base operativa per favorire l’ingresso illegale di stranieri. Offrivano assistenza per varcare illegalmente le frontiere balcaniche oppure garantivano un ingresso apparentemente legale attraverso procedure basate su documentazione contraffatta, sfruttando il meccanismo del Decreto Flussi.
I tre sono stati destinatari di custodia cautelare in carcere. Avevano organizzato l’inoltro di istanze per ottenere nulla osta per l’ingresso di lavoratori stranieri, basate su rapporti di lavoro falsi, percependo diverse decine di migliaia di euro per ogni straniero. Il cingalese classe 1975 creava ditte fittizie da inserire nei portali della pubblica amministrazione. Le indagini hanno accertato anche contatti con un «boss di Salerno» che emetteva contratti di lavoro fittizi.
Due altri cittadini cingalesi, classe 1975 e 1979, hanno svolto il ruolo di procacciatori di clienti e sono stati destinatari del divieto di esercitare imprese o assumere uffici direttivi in persone giuridiche con impiego di lavoratori extracomunitari. Tre ulteriori indagati — due cittadini italiani classe 1962 e 1979, e una donna originaria dello Sri Lanka classe 1961 — sono stati posti agli arresti domiciliari per aver collaborato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina presentando nulla osta tramite lo Sportello Unico Immigrazione, riferiti a contratti di lavoro fittizi presso società di cui erano soci o amministratori.
L’analisi della documentazione ha evidenziato anomalie significative, come dichiarazioni di ospitalità che indicavano alloggi per decine di lavoratori presso indirizzi dove avevano sede legale le società coinvolte. Il meccanismo ha permesso l’ingresso di numerosi cittadini cingalesi negli ultimi anni, tra il 2022 e il 2025, in cambio di importanti somme di denaro contante.




