Come cambia il sostegno europeo a Kiev mentre la guerra entra in una nuova fase
Come può l’Europa continuare a sostenere Kiev sul piano militare mentre inizia a preparare il terreno per un eventuale negoziato con Mosca? È la domanda al centro dell’episodio conclusivo di «Making Defence European Again», la serie podcast in quattro puntate del think tank European Council on Foreign Relations, ECFR, dedicata alle sfide che definiscono il futuro della sicurezza e della difesa europea.
Nella puntata intervengono Célia Bélin, policy fellow e responsabile dell’ufficio di Parigi dell’ECFR, Jana Kobzová, senior policy fellow e co-direttrice del programma European Security dell’organizzazione, Marta Prochwicz Jazowska, policy fellow e vicedirettrice dell’ufficio di Varsavia, e Paweł Zerka, senior policy fellow. I quattro analizzano le scelte strategiche che l’Europa si trova ad affrontare mentre il conflitto russo-ucraino entra in quella che definiscono una nuova fase.
La discussione ripercorre la tenuta della resistenza ucraina e l’evoluzione del sostegno europeo e transatlantico, interrogandosi su come la diplomazia, tanto pubblica quanto riservata, possa concorrere a definire un futuro assetto negoziale. Gli autori esaminano le condizioni che potrebbero rendere possibile un dialogo con la Russia, senza indicare tempi o modalità precise, ma inquadrando il tema come parte di un percorso ancora aperto.
Un secondo filone dell’episodio riguarda il mantenimento dell’unità europea come precondizione per qualsiasi esito negoziale sostenibile. I relatori collegano questo tema alle implicazioni più ampie della guerra per l’architettura di sicurezza del continente, spostando lo sguardo oltre l’andamento del campo di battaglia verso la costruzione di un ordine di sicurezza duraturo e resiliente nel lungo periodo.
L’episodio si inserisce nella serie «Making Defence European Again», realizzata con il sostegno, in parte, di un finanziamento delle Open Society Foundations, e richiama i contenuti già pubblicati dall’ECFR nel policy brief «Making defence european again» e nel podcast «What the Iran war means for Ukraine», a conferma di un percorso di analisi che l’organizzazione sta costruendo su più uscite collegate tra loro.
Il quadro che emerge dalla conversazione non propone soluzioni definitive, ma delinea i nodi che i policymaker europei dovranno affrontare nei prossimi mesi: la gestione parallela di sostegno militare e apertura diplomatica, la tenuta del fronte comune tra stati membri con priorità e vulnerabilità diverse, e la necessità di ripensare la sicurezza continentale in una prospettiva che vada oltre la sola durata del conflitto in corso.
Il commento di GrNet.it
La dottrina classica sulla condotta delle guerre di coalizione insegna che la coesione tra gli alleati tende a incrinarsi proprio nella fase in cui si affaccia l’ipotesi negoziale, quando gli interessi nazionali dei singoli membri, fino a quel momento sovrapposti, iniziano a divergere sulle condizioni accettabili per un cessate il fuoco. Il podcast dell’ECFR tocca questo nodo senza scioglierlo del tutto, limitandosi a segnalare che l’unità europea resta una precondizione, non un dato acquisito. Per l’Italia, che ha sostenuto Kiev con una linea di continuità bipartisan ma senza mai guidare il dibattito sulle garanzie di sicurezza post-belliche, la fase che si apre pone la domanda su quale ruolo intenda giocare quando la discussione si sposterà dalle forniture militari all’architettura del dopoguerra. Non è un tema che si esaurisce nei prossimi mesi, ma la sequenza temporale suggerita dagli autori indica che la finestra per definire una posizione negoziale europea condivisa potrebbe aprirsi prima di quanto i governi nazionali siano oggi preparati a gestire.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 1 luglio 2026




