Three Seas Initiative: il gas domina ancora il portafoglio energetico, ma il fondo da 2 miliardi apre uno spazio diverso

«Il 3SI ha dimostrato di saper costruire infrastrutture energetiche su larga scala. La domanda ora è se costruirà il tipo giusto.» Con questa constatazione, l’European Council on Foreign Relations (ECFR) chiude un’analisi firmata da Szymon Kardaś che esamina il decennio di attività della Three Seas Initiative (3SI) e ne mette in discussione l’orientamento strategico in materia energetica.
Il gruppo, che riunisce tredici stati membri dell’UE distribuiti tra il Mar Adriatico, il Baltico e il Mar Nero, si è riunito a Dubrovnik nell’aprile 2026 per celebrare il proprio decimo anniversario. Tra i risultati rivendicati figura il contributo alla diversificazione delle forniture europee di gas: le importazioni via gasdotto dalla Russia sono scese da quasi 160 miliardi di metri cubi nel 2021 a meno di 40 miliardi nel 2025. Un risultato concreto, ma che l’analisi legge come punto di partenza, non di arrivo.
Il problema, secondo il ricercatore, è strutturale. Il gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti e dai paesi del Golfo ha sostituito le forniture russe, spostando la dipendenza geopolitica senza eliminare quella dai combustibili fossili. In parallelo, le infrastrutture realizzate oggi hanno una vita economica di circa 20-30 anni, il che le pone in potenziale conflitto con l’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050.
L’esame del catalogo degli investimenti presentato a Dubrovnik conferma la tendenza: cinque dei nove progetti energetici «di punta» riguardano il gas. Dei 59 progetti energetici complessivi avviati dal 3SI, quelli completati dal 2021 in poi sono stati tutti legati al gas. Tra le realizzazioni più rilevanti figurano il campo offshore rumeno Neptun Deep nel Mar Nero — atteso in produzione nel 2027, che farà della Romania il maggiore produttore di gas dell’UE — e l’ampliamento dei terminal GNL in Grecia, Polonia e Croazia. Le iniziative per l’energia pulita — idrogeno, stoccaggio, interconnessioni di rete — compaiono nel catalogo, ma come complementi a una strategia gas-first, non come asse alternativo.
Il potenziale rinnovabile della regione è tuttavia consistente. Gli stati baltici hanno fissato un obiettivo di capacità eolica offshore di 26,7 gigawatt entro il 2030, a fronte di meno di 5 gigawatt installati oggi, su un potenziale stimato di circa 93 gigawatt nel Mar Baltico. Sul fronte nucleare, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania stanno pianificando nuove unità, inclusi reattori modulari di piccola taglia.
Il veicolo individuato per riorientare gli investimenti è il nuovo «fund of funds» istituito al vertice di Dubrovnik, dotato di almeno 2 miliardi di euro destinati a infrastrutture nell’Europa centrale e orientale. La cifra è il doppio del fondo precedente, chiuso nel gennaio 2026 con una dotazione di poco inferiore a 1 miliardo di euro, ed è progettata per attrarre capitali privati in misura multipla rispetto alla quota pubblica. A titolo di confronto, il costo complessivo dei principali progetti gas realizzati dal 3SI tra il 2016 e il 2025 è stato di poco superiore a 4 miliardi di euro.
L’analisi propone che il mandato del fondo venga ridefinito: allocazioni minime garantite per l’energia pulita, esclusione di nuove capacità gas non abbattute dall’ammissibilità ai finanziamenti, e priorità a rinnovabili, stoccaggio, idrogeno e modernizzazione delle reti di trasmissione transfrontaliere.
Il commento di GrNet.it
Un cantiere navale a Danzica che installa fondamenta per turbine offshore e una centrale a gas in costruzione a Varsavia possono coesistere nel breve periodo, ma competono per gli stessi capitali e per lo stesso spazio regolatorio nel medio. Per l’Italia, che partecipa al 3SI come partner strategico e che ha interessi diretti nella connettività energetica nord-sud attraverso l’Adriatico, la questione del mandato del nuovo fondo non è neutra: un orientamento gas-first prolungato consolida corridoi che escludono o marginalizzano le direttrici rinnovabili verso il Mediterraneo. Vale la pena chiedersi se Roma stia seguendo attivamente il processo di definizione del mandato di investimento del «fund of funds», o se stia lasciando ad altri — Polonia e stati baltici in testa — la regia delle priorità infrastrutturali regionali. La distinzione tra sicurezza energetica di breve termine e architettura energetica di lungo periodo è esattamente il tipo di ragionamento che dovrebbe entrare nei tavoli di coordinamento tra Farnesina e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 18 giugno 2026




