Cyber e SpazioOsservatorio Strategico

Quattro satelliti russi in orbita ravvicinata al satellite ucraino ICEYE-X36

Secondo un’analisi di Juliana Suess, associate fellow del Royal United Services Institute (RUSI), pubblicata il 17 giugno 2026, quattro satelliti militari russi hanno effettuato alla fine di maggio una manovra di allineamento orbitale rispetto al satellite radar commerciale ICEYE-X36, un asset di osservazione della Terra operato dalla società finlandese ICEYE e acquisito nel 2022 attraverso una raccolta fondi popolare ucraina, da cui il soprannome «People’s Satellite».

I quattro satelliti russi, lanciati nell’aprile 2026 e dichiarati a uso militare, hanno adeguato il proprio piano orbitale per sovrapporsi a quello di ICEYE-X36. Le loro capacità effettive non sono note da fonti aperte. Una manovra di questo tipo — definita tecnicamente orbital plane matching — comporta un consumo significativo di propellente di bordo, risorsa che determina la vita operativa di un satellite e che, nell’attuale stato di difficoltà dell’industria spaziale russa, non viene impiegata senza una ragione precisa.

RUSI individua tre possibili motivazioni. La prima è l’intimidazione: il posizionamento ravvicinato rende tecnicamente praticabile, con scarso preavviso, una manovra di rendezvous e prossimità (RPO), che può includere l’intercettazione di segnali, la fotografia ravvicinata del satellite o persino il danneggiamento fisico. L’obiettivo potrebbe essere stato indurre gli operatori a spostare il satellite, modificandone la copertura a favore delle forze armate ucraine e consumandone ulteriore propellente. ICEYE-X36, tuttavia, non risulta essersi mosso.

La seconda ipotesi, ritenuta la più probabile, è l’interferenza non cinetica: i satelliti russi potrebbero essere stati posizionati per intercettare o disturbare i dati trasmessi da ICEYE-X36 verso le stazioni a terra. Il satellite opera con tecnologia Synthetic Aperture Radar (SAR), capace di acquisire immagini indipendentemente dalle condizioni meteorologiche e dalla luce solare. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, il 38% dei dati forniti da ICEYE ha contribuito direttamente a operazioni di attacco. La perdita anche temporanea di questo flusso informativo avrebbe ricadute operative concrete, pur in presenza di fonti alternative.

La terza ipotesi è la distruzione fisica del satellite. Pur non escludibile in linea teorica — i dati open source indicano che la Russia dispone di capacità di fuoco in orbita — questa opzione comporterebbe il superamento di una soglia mai varcata da alcun attore spaziale: nessuno Stato ha finora distrutto un satellite altrui in orbita, limitando i test distruttivi ai propri sistemi. Tuttavia, l’analisi segnala che Mosca potrebbe calcolare che né gli Stati Uniti — impegnati sul fronte iraniano — né la NATO reagirebbero con l’invocazione dell’Articolo 5 alla distruzione di un satellite commerciale non statunitense, nonostante l’Alleanza abbia formalmente dichiarato lo spazio dominio operativo e adeguato di conseguenza la clausola di difesa collettiva.

Le opzioni di protezione disponibili per ICEYE-X36 sono limitate: si tratta di un asset commerciale con massa inferiore a 100 kg, privo di sistemi di difesa attiva a bordo e con riserve di propellente insufficienti per manovre evasive prolungate. La resilienza sistemica — attraverso ridondanze e fonti alternative — rimane la risposta strutturale più praticabile. La manovra russa, indipendentemente dall’intenzione specifica, trasmette un segnale più ampio: gli asset commerciali integrati nelle infrastrutture di ricognizione NATO non possono essere considerati al riparo da interferenze.

Il commento di GrNet.it

Può la NATO garantire la continuità operativa dei propri flussi di intelligence spaziale se i satelliti commerciali che li alimentano sono giuridicamente e fisicamente fuori dalla catena di protezione dell’Alleanza? La risposta onesta è che oggi non può farlo in modo sistematico. Per l’Italia, che ha investito nel programma COSMO-SkyMed e che partecipa alle architetture di ricognizione NATO, la questione non è astratta: la distinzione tra satellite «militare» e «commerciale» — su cui si regge l’intera logica della soglia di risposta — è sempre più fragile sul piano operativo. La manovra descritta da RUSI suggerisce che Mosca stia sondando proprio questa ambiguità normativa, verificando fin dove può spingersi prima che scatti una reazione collettiva. Vale la pena che le capitali europee, Roma inclusa, affrontino esplicitamente il tema della protezione degli asset commerciali integrati nelle catene C4ISR alleate, prima che la questione si ponga in condizioni di crisi.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 16 giugno 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio