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Un terzo polo economico senza USA né Cina: la proposta di Chatham House

«Il terzo polo dovrebbe partire dall’Unione Europea e dagli undici firmatari del CPTPP»: è con questa tesi che Creon Butler, ricercatore di Chatham House, sintetizza la proposta al centro del suo nuovo paper Saving global economic governance from the ‘Trump shock’, pubblicato a giugno 2026. L’intervista, condotta da Sara Seth per The World Today, illustra le linee essenziali di un argomento che va oltre la contingenza dell’attuale amministrazione americana.

Per Butler, il cosiddetto «Trump shock» non è un’anomalia temporanea ma una rottura strutturale. Fino a poco prima del gennaio 2025, gli Stati Uniti e le altre economie avanzate condividevano un orientamento di fondo favorevole alle regole internazionali e avevano una lunga storia di cooperazione nella gestione dei beni pubblici globali. Da quella data, l’approccio commerciale di Washington ha smesso di puntare ai benefici reciproci attraverso un sistema basato su norme, privilegiando invece l’estrazione unilaterale di valore dagli altri paesi. In parallelo, gli USA si sono ritirati, in misura più o meno marcata, dal sostegno a una serie di beni pubblici globali: dalla transizione verso le emissioni nette zero alla sicurezza energetica, fino alla stabilità finanziaria.

Il ricercatore esclude che si tratti di una fase destinata a esaurirsi con la presidenza Trump. Anche un successore repubblicano manterrebbe probabilmente la stessa impostazione, e i Democratici stessi nutrono forti riserve sui benefici del libero scambio: tornare indietro su molte delle politiche introdotte sarebbe difficile anche per chi lo volesse.

Di fronte a questo scenario, il paper esamina e respinge due risposte già in circolazione. La prima è quella della rassegnazione geopolitica: i paesi non avrebbero altra scelta che allinearsi con Washington o con Pechino. La seconda è quella proposta dal primo ministro canadese Mark Carney, che suggerisce alle cosiddette «medie potenze» di costruire coalizioni ad hoc, definite caso per caso a seconda del tema in discussione.

Butler argomenta invece che né l’allineamento forzato né le coalizioni temporanee siano sufficienti. La risposta adeguata richiederebbe la costruzione di un nuovo polo economico permanente, composto da paesi favorevoli a un approccio basato su regole, alla fornitura di beni pubblici globali e alla cooperazione per il beneficio reciproco. Questo polo escluderebbe sia gli Stati Uniti sia la Cina e dovrebbe fondarsi, come nucleo iniziale, sull’Unione Europea e sugli undici paesi firmatari del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, CPTPP.

L’analisi non entra nel dettaglio delle modalità istituzionali con cui tale polo dovrebbe essere costruito né delle condizioni di adesione, ma fissa con chiarezza il perimetro politico: paesi che condividono l’orientamento verso un’economia globale governata da norme, non da rapporti di forza bilaterali.

Il commento di GrNet.it

La proposta di un «terzo polo» richiama, per certi versi, il dibattito che accompagnò la nascita del G7 negli anni Settanta, quando le democrazie industrializzate cercarono un formato di coordinamento che non dipendesse né dal blocco sovietico né dalle variabili interne alla politica americana. Allora come oggi, il nodo era la tenuta delle regole condivise in un sistema internazionale sotto pressione. Per l’Italia, che è al tempo stesso membro dell’UE, del G7 e firmataria di accordi commerciali con diversi paesi del CPTPP, la costruzione di un simile polo non è una questione astratta: riguarda la capacità di mantenere sbocchi di mercato e standard normativi in un contesto in cui Washington ridefinisce le proprie priorità. Resta aperta la domanda su come un polo di questo tipo potrebbe gestire le divergenze interne — tra Europa e paesi del Pacifico — su temi come la politica industriale o i sussidi statali, che non sono meno rilevanti delle tariffe doganali. L’analisi individua con precisione il problema, ma la distanza tra la diagnosi e un’architettura istituzionale praticabile rimane considerevole.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 8 giugno 2026

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