La Cina in America Latina: infrastrutture, consenso e la contraddizione di Washington

Dalla metà degli anni Duemila a oggi, il rapporto tra la Cina e l’America Latina ha percorso una traiettoria precisa: prima il commercio, poi gli investimenti, infine le infrastrutture fisiche che entrano nella vita quotidiana delle metropoli del continente. È in questo arco temporale che il Quincy Institute, attraverso un’analisi pubblicata su Responsible Statecraft, inquadra il significato del primo collaudo del metro di Bogotà, avvenuto il 22 maggio scorso.
La Linea 1 della metropolitana della capitale colombiana — 15 miglia di viadotto sopraelevato, 16 stazioni, inaugurazione prevista nel 2028 — è il primo sistema metropolitano dell’America Latina interamente progettato, costruito e gestito da un consorzio di imprese cinesi. Capofila è la China Harbor Engineering Company (CHEC), che si è aggiudicata la gara in un’asta aperta nell’ottobre 2019 con un’offerta iniziale di 4 miliardi di dollari, destinata a salire a 5,8 miliardi con le successive integrazioni. Il cantiere occupa attualmente 15.000 lavoratori e rappresenta il più grande progetto infrastrutturale della Colombia degli ultimi decenni.
Il caso di Bogotà non è isolato. Imprese cinesi hanno fornito materiale rotabile alle metropolitane di Città del Messico, San Paolo e Buenos Aires, e partecipano alla costruzione di una nuova linea a Santiago del Cile. Quest’ultima città conta oltre 4.000 autobus elettrici di fabbricazione cinese — in larga parte prodotti da BYD, con sede a Shenzhen — e si presenta come la città con il maggior numero di e-bus al di fuori della Cina. Veicoli analoghi circolano a Bogotà, Città del Messico, San Paolo, Quito e Montevideo. A Santiago, dove il 68% della flotta di autobus è ormai elettrica, si registra una riduzione dell’80% nelle emissioni di particolato fine, una diminuzione dei due terzi del rumore sull’arteria principale e un risparmio di 60 milioni di litri di gasolio.
Sul piano della percezione pubblica, un sondaggio AMLAT del 2026 condotto in dieci paesi latinoamericani mostra che la Cina è l’unica potenza straniera ad aver migliorato la propria immagine rispetto al biennio 2021-2022. Il 36,1% degli intervistati indica la Cina come modello di sviluppo preferito, contro il 31,5% che sceglie gli Stati Uniti. Washington mantiene il primato come potenza militare ed economica percepita, ma il gradimento delle sue politiche è calato di 28 punti rispetto al periodo precedente, con punte di 65 punti in Messico e 34 in Colombia. La larga maggioranza degli intervistati rifiuta la logica di una nuova guerra fredda e non intende schierarsi nella competizione tra grandi potenze.
Il think tank argomenta che la strategia dell’amministrazione Trump — tesa a escludere la Cina quanto più possibile dalla regione — risulta contraddittoria rispetto al tono conciliante adottato dallo stesso Trump nel recente vertice con Xi Jinping a Pechino, incentrato sulle opportunità commerciali del riavvicinamento bilaterale. Secondo i ricercatori, l’opposizione agli investimenti cinesi in America Latina non risponde a un interesse legittimo di sicurezza nazionale, ma a una logica di tutela degli interessi commerciali statunitensi. Il rapporto distingue tra la preoccupazione — storicamente fondata — per la presenza militare di potenze extra-emisferiche nelle Americhe, e l’opposizione agli investimenti infrastrutturali, che giudica priva di giustificazione strategica coerente.
L’analisi del Quincy Institute offre un quadro in cui la proiezione cinese in America Latina avviene prevalentemente attraverso strumenti economici e infrastrutturali, non militari: una distinzione che la dottrina strategica tende a sfumare, ma che sul piano operativo ha implicazioni molto diverse. Vale la pena notare che la scuola realista non interventista, da cui proviene questa lettura, tende a ridimensionare i rischi di sicurezza connessi alla presenza economica cinese, mentre altre analisi — in particolare quelle di matrice atlantista — segnalano come infrastrutture critiche e reti di trasporto possano acquisire rilevanza duale nel tempo. I dati di consenso riportati dal sondaggio AMLAT sono significativi, ma provengono da una fonte che sarebbe utile verificare in modo indipendente prima di trarne conclusioni sulla tenuta dell’influenza americana nella regione. Per l’Italia, che intrattiene relazioni storiche con diversi paesi latinoamericani e ha recentemente ridefinito la propria posizione rispetto all’iniziativa «Belt and Road», il caso latinoamericano offre un termine di confronto su come altri paesi a medio reddito gestiscano la diversificazione dei partner infrastrutturali senza rotture formali con Washington.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 27 maggio 2026


