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La guerra sui fondali marini: l’architettura russa di sabotaggio sottomarino

Secondo un’analisi pubblicata dal Royal United Services Institute (RUSI), la Russia sta costruendo un apparato sofisticato di sabotaggio sottomarino destinato a colpire le infrastrutture critiche oceaniche – cavi di telecomunicazione, sistemi energetici, sorveglianza e navigazione – sia in operazioni di «zona grigia» senza attribuzione, sia come parte di una campagna navale più ampia in caso di conflitto aperto con la NATO.

Il nucleo di questa capacità risiede nella GUGI (Direzione Principale per la Ricerca in Acque Profonde del Ministero della Difesa russo, unità militare 40056), una delle unità più segrete della difesa russa. La GUGI opera a profondità fino a 6.000 metri utilizzando sistemi nucleari di tipo Losharik e veicoli autonomi Rus e Konsul. Il Ministero della Difesa russo sostiene che il nuovo veicolo Sergey Bavilin (Progetto 18200), la cui produzione è iniziata nel 2024, possa operare a circa 11.000 metri di profondità. La GUGI dispone inoltre di unità specializzate come il 10º Distaccamento di Sommozzatori (unità 45707), la 29ª Divisione Sottomarini per Scopi Speciali, navi oceanografiche quali Yantar e Almaz, e il sistema di sorveglianza oceanica militare Harmony, destinato a monitorare l’Artico russo.

A partire dal 2023, la GUGI ha avviato una stretta collaborazione con il Servizio Attività Speciali della GRU (ex unità 29155), guidato dal generale Andrey Averyanov. Questa cooperazione ha portato alla creazione, in Crimea occupata, del 235º Centro di Addestramento Specializzato (unità militare 71712), specializzato in sabotaggio marittimo con veicoli senza equipaggio a grandi profondità. Nel 2024-2025 il centro ha reclutato attivamente personale dal Centro Navale Operazioni Speciali, brigate Spetsnaz, la 810ª Brigata Fanteria Navale e la 29ª Divisione. Il comando è affidato al Capitano di 1ª Classe Pavel Chirtsov e al Colonnello Alexander Vasinovich, entrambi ufficiali della GRU con precedenti incarichi diplomatici in Finlandia, Moldavia e Germania.

L’analisi del RUSI sottolinea che la combinazione di competenze – sabotaggio marittimo, operazioni in profondità, sistemi senza equipaggio, intelligence umana e negazione di attribuzione – consente alla Russia di condurre attacchi su larga scala utilizzando veicoli autonomi non costosi, consegnabili da navi civili, contro cavi sottomarini scarsamente protetti a profondità di 1.000-2.500 metri. Un attacco simultaneo a più cavi potrebbe provocare una crisi grave: degradazione di internet civile, transazioni finanziarie, servizi cloud, comunicazioni governative e coordinamento militare. La minaccia maggiore risiede nella natura massiccia e sincronizzata di tali attacchi, specialmente in caso di carenza di capacità di riparazione.

Un altro obiettivo strategico è il sistema di sorveglianza sottomarina NATO nel GIUK Gap (lo stretto tra Gran Bretagna, Groenlandia, Islanda e Norvegia), principale barriera anti-sommergibile dell’Atlantico settentrionale. Gli sforzi russi per neutralizzare questo sistema indicano preparazione per un conflitto convenzionale prolungato con la NATO, in cui la capacità di attaccare i convogli transatlantici sarebbe cruciale. Questo quadro si allinea con la dottrina navale sovietica di guerra anti-comunicazioni, il cui obiettivo è disruptare l’intero sistema di trasporto e comunicazioni marittime. Notevole è che la Russia continui a investire risorse limitate in questa infrastruttura costosa anche mentre combatte in Ucraina, segnale che la considera essenziale per uno scontro prolungato con l’Occidente.

L’analisi del RUSI documenta una capacità operativa che va oltre la retorica: la Russia sta costruendo un’architettura integrata di sabotaggio sottomarino combinando expertise di sommergibilisti, droni autonomi, intelligence umana e negazione di attribuzione. Per l’Italia e la NATO mediterranea, il dato più rilevante è che Mosca prepara scenari di conflitto prolungato, non di breve durata, il che implica che gli attacchi alle infrastrutture critiche oceaniche non sarebbero episodici ma sistematici e sincronizzati. La vulnerabilità dei cavi transatlantici e dei sistemi di sorveglianza sottomarina è nota, ma la capacità russa di operare a profondità estreme con veicoli non attribuibili crea un problema di deterrenza e di attribuzione che la NATO non ha ancora risolto pienamente. Il coinvolgimento della GRU (non solo della Marina) segnala che questi attacchi potrebbero essere condotti anche in «zona grigia», in tempo di pace, con plausible deniability.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 17 maggio 2026

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