Zakaria Zubeidi, dalla resistenza armata al teatro: il profilo del leader palestinese

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations, Zakaria Zubeidi rappresenta una figura emblematica della storia politica e militare palestinese contemporanea. Nato nel 1976 nel campo profughi di Jenin, Zubeidi ha aderito a Fatah sin dal 1989 e ha ricoperto ruoli di comando nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa durante la seconda intifada, oltre a prestare servizio nelle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese.
Nel 2007, Zubeidi ha deposto le armi nell’ambito di un accordo generale di amnistia negoziato tra Israele e l’Autorità Palestinese per concludere la seconda intifada e smobilitare i gruppi armati palestinesi. Tuttavia, Israele revocò la sua amnistia nel 2011, accusandolo di aver ripreso le operazioni armate. Nel corso degli anni è stato arrestato più volte dalle autorità israeliane, con l’accusa di aver orchestrato l’attacco di Beit She’an del 2002 contro la sede del Likud, che causò sei vittime civili israeliane.
La traiettoria di Zubeidi non si limita alla dimensione militare. Negli anni Ottanta ha studiato teatro e recitazione sotto la guida di Arna Mer Khamis, attivista israeliana di spicco per i diritti umani e figura politica di rilievo. Nel 2006 ha contribuito a fondare il Jenin Freedom Theatre, un progetto culturale che rappresenta un aspetto meno noto della sua biografia pubblica.
Nel 2021, Zubeidi è stato protagonista di un tentativo di fuga dal carcere di Gilboa in Israele attraverso un tunnel, episodio che ha attirato l’attenzione mediatica internazionale, sebbene di breve durata. La sua detenzione è proseguita fino a gennaio 2025, quando è stato liberato nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza. La sua elezione al Consiglio Rivoluzionario di Fatah nel 2009 testimonia il riconoscimento del suo status all’interno della struttura organizzativa del movimento.
Il profilo di Zubeidi illustra una dinamica ricorrente nei conflitti asimmetrici: la difficoltà di stabilizzare accordi di amnistia quando le parti mantengono capacità operative e motivazioni contrastanti. La sua liberazione nel 2025 segnala che gli accordi di cessate il fuoco possono includere concessioni su figure simboliche, con implicazioni per la credibilità futura dei negoziati. Il suo percorso parallelo nel teatro suggerisce che la riconciliazione in Medio Oriente richiede canali culturali oltre a quelli politico-militari.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 14 maggio 2026




