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Vance attribuisce alla guerra con l’Iran la sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato

Mercoledì mattina, mentre i Democratici festeggiavano uno dei risultati più netti di metà mandato degli ultimi decenni, il vicepresidente J.D. Vance ha pubblicato su X un messaggio dal tono cupo. Lo riferisce Connor Echols su Responsible Statecraft, la testata del Quincy Institute, secondo cui il testo costituisce una critica insolitamente esplicita alla politica del presidente da parte del suo stesso vice.

«Il motivo per cui abbiamo perso è la guerra», ha scritto Vance, riferendosi al conflitto con l’Iran avviato dall’amministrazione Trump nel febbraio di quest’anno. Ha poi invitato chi ritiene che il gioco valesse la candela, anche a costo di perdere il Senato per sei anni, a sostenerlo apertamente. Ogni discussione seria sul futuro, ha aggiunto, deve partire da questo punto.

Nello stesso messaggio Vance racconta di aver parlato, alla vigilia del voto, con un sondaggista. Questi gli avrebbe indicato che gli elettori passati da Trump nel 2024 ai Democratici nel 2026 hanno motivato la scelta con quattro temi: la fine della guerra, il costo della vita, il principio «America First» e un cambio nel rapporto con Israele. Secondo il vicepresidente, gli elettori repubblicani si sono presentati alle urne, ma molti hanno votato per l’altro partito per queste ragioni.

Echols nota che Vance lasciava da tempo intendere scetticismo verso il conflitto. A suo giudizio l’uscita indica la volontà di prendere le distanze dalla guerra per rafforzare le prospettive politiche personali, in vista di una probabile candidatura alla presidenza nel 2028.

Martedì Trump aveva ammesso che l’Iran «è stato una parte» della spiegazione, ma aveva rivendicato di aver fatto «la cosa giusta» e di essere pronto a rifarlo. I dati dei sondaggi all’uscita dai seggi, ricorda l’articolo, indicano che il 74 per cento degli elettori ha considerato la guerra un fattore determinante o rilevante per il proprio voto. Per l’autore, il peso del conflitto sull’esito è fuori discussione.

Lo stesso Trump, osserva Echols, sembra aver riconosciuto che il sostegno a Israele danneggiava il suo partito. Il giorno prima aveva annunciato che gli Stati Uniti interromperanno gli aiuti militari a Israele alla fine del 2026.

Le prime valutazioni sulla corsa del 2028 attribuiscono un vantaggio al segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale Marco Rubio, rimasto in gran parte lontano dagli eventi della campagna, mentre Vance era strettamente legato alla sua conduzione. «C’è un solo vincitore stasera tra i repubblicani, ed è Marco Rubio», ha dichiarato a Fox News l’ex deputato Trey Gowdy. Gli analisti ritengono che Rubio possa recuperare consensi tra le comunità latine, decisive per le vittorie democratiche in Texas e in alcuni collegi della Florida. Andrei Roman, di AtlasIntel, ha affermato che solo il suo nome può salvare i repubblicani nel 2028.

Resta incerto come il voto inciderà sulla determinazione di Trump a proseguire la guerra. Trita Parsi, del Quincy Institute, ha scritto su Responsible Statecraft che il presidente potrebbe puntare sull’escalation. Tre i fattori indicati: l’urgenza dettata da una finestra d’azione che si sta chiudendo, il desiderio di vendetta dello stesso Trump e la minore pressione politica a ridurre il prezzo della benzina attraverso un accordo.

Il commento di GrNet.it

Il giudizio di un vicepresidente sulle cause di una sconfitta elettorale è una tesi politica e va distinto dai dati che l’articolo riporta. L’unico riscontro quantitativo è il 74 per cento degli elettori che, nei sondaggi all’uscita dai seggi, indica la guerra come fattore determinante o rilevante, mentre i quattro temi dei voti ribaltati poggiano sul racconto di un sondaggista non nominato, riferito da Vance. Il testo non dice nulla sull’andamento operativo del conflitto e presenta l’escalation come previsione di Parsi, non come decisione nota. Per chi a Roma pianifica nel Mediterraneo, l’indicazione prudente è che la postura americana in Medio Oriente può dipendere da equilibri interni di Washington, e che l’annunciato stop agli aiuti militari a Israele a fine 2026 meriterebbe una verifica su fonti ufficiali.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 4 novembre 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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