Bari, sette misure cautelari per reati aggravati dal metodo mafioso

Accuse che vanno dalla detenzione di arma da guerra alle minacce e alla resistenza a pubblico ufficiale. Tre episodi tra settembre 2024 e gennaio 2025
Bari, 4 novembre 2026. La Squadra Mobile della Polizia di Stato ha eseguito oggi un’ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di sette persone, emessa il 30 ottobre dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Bari su richiesta del Pubblico ministero. Le accuse sono di detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma comune da sparo, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, aggravate dal metodo mafioso, nonché detenzione di arma da guerra e ricettazione.
Nel corso dell’esecuzione è stato disposto anche il sequestro preventivo di un motoveicolo in uso a uno degli indagati.
Secondo quanto comunicato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, i fatti sono riconducibili a un medesimo clan malavitoso barese e si inseriscono nel più ampio fenomeno della delinquenza giovanile che interessa il territorio. Le indagini hanno ricostruito tre episodi, per i quali sono stati identificati i presunti autori.
Il primo risale al 9 settembre 2024. Alle prime ore del mattino, due degli indagati sarebbero arrivati in moto di grossa cilindrata nel piazzale di una stazione di servizio di Bari, davanti a un esercizio commerciale aperto di notte e spesso frequentato da giovani. Il passeggero sarebbe sceso, avrebbe estratto una pistola dalla cintola dei pantaloni e, dopo aver scarrellato l’arma, l’avrebbe puntata contro i ragazzi seduti ai tavoli, provocando panico e fuga generale. L’azione sarebbe stata interrotta dal passaggio di una volante: alla vista della pattuglia, i due si sarebbero allontanati.
Il secondo episodio è del 24 novembre 2024, durante il concerto di un noto cantante al Palaflorio di Bari. Agli ingressi del palazzetto, alcuni indagati avrebbero assunto comportamenti ostili e violenti nei confronti delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di ordine pubblico, per accedere al concerto senza biglietto.
Avrebbero minacciato più volte di morte alcuni poliziotti e carabinieri, sputato contro di loro e colpito alcuni operatori, causando disordini che avrebbero impedito il regolare svolgimento dell’evento. Di fronte al rifiuto, avrebbero sfidato platealmente Polizia e Carabinieri a prendere le armi, dichiarando di averne in numero maggiore ed essere pronti a fare la guerra.
Il terzo episodio risale al 1° gennaio 2025. La Squadra Mobile è stata informata del ferimento di un uomo giunto al pronto soccorso del Policlinico di Bari con ferite d’arma da fuoco, ricoverato in rianimazione e posto in coma farmacologico. Inizialmente si era ipotizzato che a colpirlo fosse stato un proiettile vagante. Le indagini successive hanno invece documentato che il ferimento sarebbe stato causato, verosimilmente, dall’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi di un’arma da guerra, portata da due degli indagati nell’abitazione dove si erano radunati alcuni dei soggetti sottoposti a misura, tutti appartenenti al medesimo gruppo.
L’aggravante del metodo mafioso è contestata per i primi due episodi: secondo l’accusa, i comportamenti erano tipici delle organizzazioni mafiose e finalizzati a ostentare il potere di intimidazione del clan, anche in quartieri considerati roccaforti di clan rivali, come nel caso dell’incursione alla stazione di servizio.
I destinatari del provvedimento sono stati tradotti in carcere. Uno di loro era già detenuto per altra causa, un altro si trovava agli arresti domiciliari.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Gli elementi acquisiti finora, così come la misura stessa, hanno natura provvisoria: il provvedimento si fonda su un giudizio di mera probabilità, sulla base di gravi indizi di colpevolezza, e non costituisce accertamento di responsabilità. Gli indagati potranno formulare le proprie difese e chiedere il riesame della misura nelle sedi competenti.





