Confisca definitiva per beni da 300mila euro a un pregiudicato di Isola Capo Rizzuto

Misure di prevenzione anche per il figlio, coinvolto nella vicenda usuraria collegata alla cosca Mannolo
Catanzaro, 26 ottobre 2026 – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione al decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione, confermato dalla Corte di Appello, che ha reso definitiva la confisca della proprietà superficiaria di un fabbricato a Isola Capo Rizzuto (Kr), del valore complessivo di 300.000 euro. Il immobile è composto da tre unità immobiliari destinate a civile abitazione e ad attività commerciale ed è riconducibile a un pregiudicato del luogo.
Con il provvedimento, al pregiudicato è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni, in ragione di una pericolosità sociale generica e qualificata risalente nel tempo.
L’uomo è stato coinvolto nelle indagini del procedimento «Malapianta», coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, che hanno documentato l’operatività della cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro (Kr). Il pregiudicato è risultato inserito in un’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Al termine del processo di «appello bis», celebrato dopo il rinvio della Suprema Corte, la sua pena è stata ridotta da 12 anni di reclusione a 8 anni e 8 mesi.
Nel 2019 era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, perché ritenuto responsabile dei delitti di usura ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso. L’attività delittuosa, protrattasi dal 2014 al 2019, sarebbe stata connotata da gravi e ripetute pressioni nei confronti della vittima, per indurla a onorare il debito usurario. Le condotte minatorie sarebbero proseguite, per il tramite di altre persone, anche dopo l’esecuzione della misura cautelare, con l’intento di spingere la persona offesa a ritrattare le accuse. All’esito del processo è stato condannato in via definitiva a 7 anni e 4 mesi di reclusione.
La misura ablativa è frutto degli accertamenti economico-patrimoniali condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (Gico) di Catanzaro. Gli accertamenti hanno permesso di determinare i cospicui investimenti impiegati nella ristrutturazione complessiva del fabbricato già esistente e di documentare la sproporzione di tali investimenti rispetto ai redditi dichiarati.
Con lo stesso provvedimento, la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di due anni è stata applicata anche al figlio del pregiudicato. Il figlio è coinvolto nella summenzionata vicenda usuraria, al termine della quale è stato condannato in via definitiva a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Risulta inoltre condannato per altri reati: furto, detenzione e ricettazione di armi.






