La partnership Pyongyang-Mosca è destinata a sopravvivere alla guerra in Ucraina

Secondo un’analisi di Chatham House, la cooperazione militare tra Corea del Nord e Russia ha superato la fase della semplice fornitura di armi a fronte di compensi. Pyongyang è ormai una componente stabile della capacità bellica di Mosca, come riserva di munizioni e, potenzialmente, di truppe. Il primo ponte stradale tra i due paesi, sul fiume Tumen, è stato aperto in questi giorni.
La cornice è il trattato di partenariato strategico globale firmato a giugno 2024. La Defence Intelligence Agency sudcoreana stima che da ottobre 2024 la Corea del Nord abbia inviato in Russia oltre 16.000 militari e consegnato più di 15 milioni di colpi di artiglieria. Ad aprile 2025 Pyongyang ha ammesso per la prima volta la presenza dei propri soldati, schierati con le forze russe a Kursk, e ha poi mandato circa 1.000 genieri per lo sminamento.
Il rapporto descrive un’evoluzione ancora in corso. Ad agosto l’intelligence ucraina ha riferito che un’unità missilistica nordcoreana di circa 90 uomini aveva iniziato a schierarsi nella regione russa di Voronezh; Mosca ne prevederebbe un potenziamento fino a 120 missili balistici e sei lanciatori. Pyongyang aveva già fornito decine di missili KN-23 e KN-24. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha parlato di altri 30.000-50.000 soldati, mentre l’intelligence di Seul è più cauta: rileva preparativi, ma nessun segnale di un invio imminente. Kim Yo Jong, sorella del leader, ha definito l’ipotesi «completamente infondata».
Lo scambio conviene a entrambe le parti. La Russia ottiene munizioni, missili e manodopera; la Corea del Nord riceve risorse economiche e materiali. Uno studio del NATO Defense College valuta in 4,3-4,8 miliardi di dollari il valore di munizioni e razzi forniti tra settembre 2023 e febbraio 2024, somma enorme rispetto all’economia nordcoreana. Non si tratta però di un pagamento in contanti: le condizioni restano opache e una parte del compenso è arrivata in petrolio, cibo e altri beni strategici.
I limiti esistono. Pyongyang non può svuotare all’infinito scorte e organici senza indebolire la propria postura in patria. Il sistema totalitario, tuttavia, consente a Kim di sopportare perdite sul campo che altri governi riterrebbero politicamente insostenibili.
Sul lungo periodo pesa di più ciò che il regime apprende. I suoi soldati hanno affrontato droni, guerra elettronica, coordinamento dell’artiglieria, guerra di mine, logistica e sistemi d’arma occidentali in combattimento prolungato. Le unità missilistiche hanno potuto verificare i propri sistemi sul campo: fonti ucraine stimavano inizialmente un errore di 1-3 chilometri, ridotto a 50-100 metri all’inizio del 2025. Le spiegazioni possibili vanno da migliori dati di puntamento a componenti di guida russi, fino ai miglioramenti nordcoreani maturati grazie al riscontro operativo.
Per l’Asia orientale le conseguenze sono dirette. Ogni aiuto russo su affidabilità dei missili o guerra elettronica può confluire nelle forze nordcoreane in patria, a svantaggio di Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. I missili lanciati contro l’Ucraina vengono inoltre provati contro difese aeree di fornitura occidentale, e i dati raccolti possono servire contro sistemi affini in dotazione agli alleati di Washington. Il sostegno di Mosca, osserva il testo, non spiega da solo l’arsenale nucleare nordcoreano, ma riduce la dipendenza di Kim da Washington per sanzioni, riconoscimento e legittimità, e allarga il suo margine verso la Cina, che resta comunque indispensabile.
Sul piano diplomatico, ad agosto il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono di ridurre «sostanzialmente» le esercitazioni con Seul, definendole un segnale «totalmente inappropriato e ostile». Pyongyang non ha offerto nulla in cambio: Kim Yo Jong ha dichiarato immutata la «politica ostile» americana e sono seguiti lanci di missili balistici. L’esercitazione trilaterale Freedom Edge con Corea del Sud e Giappone, della durata di cinque giorni, è iniziata il 7 settembre.
Gli autori raccomandano a Washington, Seul e Tokyo una strategia di lungo periodo: monitoraggio più stringente delle sanzioni, maggiore scambio di informazioni di intelligence e adattamento continuo delle difese contro missili e droni alla luce delle lezioni ucraine. Il presupposto è che un eventuale cessate il fuoco non dissolverà il rapporto e che Pyongyang conserverà l’esperienza maturata.
Il commento di GrNet.it
Le raccomandazioni finali si rivolgono a Washington, Seul e Tokyo, e dell’Europa non resta traccia, benché le munizioni, i missili e i dati di tiro in questione siano usati contro difese aeree fornite anche da paesi europei. Per l’Italia la questione non è remota: monitoraggio delle sanzioni e scambio di informazioni di intelligence richiedono un contributo europeo, e le lezioni sull’impiego di missili balistici contro sistemi occidentali interessano chi gestisce difese antiaeree integrate. Va poi tenuta distinta la cifra sudcoreana su uomini e munizioni dalle stime ucraine su unità future e invii di 30.000-50.000 soldati, che l’analisi riporta ma che restano non confermate e contestate da Pyongyang.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 9 settembre 2026




