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Spagna al voto anticipato: Sánchez punta sulla polarizzazione

«Per Sánchez, ciò che accade alla sua sinistra conta più che mai.» Da questa frase prende le mosse il commento pubblicato il 5 ottobre 2026 da Chatham House sulla decisione del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez di convocare elezioni anticipate. Il think tank londinese la definisce una scommessa rischiosa, ma con poche alternative, e la inquadra come l’avvio di un anno di voti polarizzati in Europa.

La scadenza naturale della legislatura era comunque fissata ad agosto 2027. La coalizione multipartitica guidata da Sánchez appare fragile fin dalla nascita, nel luglio 2023, e da allora non ha approvato un bilancio completo. A gennaio il governo ha varato un decreto che regolarizza la posizione di 500.000 migranti irregolari e richiedenti asilo, scelta insolita in un’Unione europea orientata a stringere le restrizioni. A luglio l’enclave spagnola di Ceuta è stata sopraffatta dall’arrivo di decine di migliaia di migranti, con critiche dall’interno e dall’estero, compreso il presidente statunitense Donald Trump.

L’ultimo fattore è la protesta sul costo delle abitazioni. L’esecutivo ha presentato una norma d’emergenza, bocciata dal Parlamento alla fine della scorsa settimana: l’occasione per convocare le urne. Sánchez ha motivato la scelta con la necessità di rinnovare e allargare il sostegno popolare per poter fare di più.

Gli autori ricordano che il premier ha già dimostrato capacità di sopravvivenza, ma riconoscono un quadro sfavorevole. La destra userà il decreto di gennaio e le immagini di Ceuta contro la competenza del governo; la sinistra rimarcherà il peggioramento della crisi abitativa. Pesano inoltre le inchieste: alcuni stretti alleati sono coinvolti nel caso Koldo, sugli appalti sanitari durante la pandemia di COVID-19, mentre la moglie del premier è imputata per appropriazione indebita e corruzione in un procedimento distinto.

La strategia prevista ricalca quella del 2023: presentare il voto come una scelta tra il «sanchismo» e una destra estrema «rivolta al passato». Il leader di Vox, Santiago Abascal, parla spesso di «invasione migratoria» e ha invocato rimpatri, espulsioni e «remigrazione». Nel discorso davanti a La Moncloa, Sánchez ha collocato al centro temi internazionali: il sostegno all’Ucraina, all’Unione europea e alle Nazioni Unite, la denuncia di regimi genocidi, il raddoppio degli aiuti alla cooperazione internazionale, in contrasto con chi li taglia «con la motosega» o inseguendo l’obiettivo del 5 per cento del PIL per la spesa militare. Secondo Chatham House, userà come figure negative Trump, il presidente argentino Javier Milei e Flávio Bolsonaro, in vantaggio nella corsa presidenziale brasiliana dopo il primo turno.

Il sistema elettorale rende decisivi i negoziati dei prossimi 50 giorni. Nelle circoscrizioni provinciali si applica il metodo D’Hondt, che penalizza i partiti con consensi di poche unità percentuali. Le liste comuni possono aiutare i piccoli partiti, ma i precedenti hanno dato esiti alterni. Sumar, il raggruppamento maggiore, è privo di un leader e ha lanciato il «Frente Amplio». Molto dipenderà dal deputato Gabriel Rufián, indicato come possibile elemento unificante a sinistra del PSOE, pur non essendo una figura di Sumar. Podemos, partner di coalizione, era entrato nella lista di Sumar nel 2023 ma se n’era staccato nel giro di pochi mesi.

Sul fronte opposto il Partido Popular (PP) dovrebbe adottare una «strategia del vaso Ming», cioè attraversare la campagna evitando passi falsi. Non è detto che funzioni: il suo leader Alberto Feijóo dovrà rispondere su come sarebbe un governo con Vox, domanda che nel 2023 gli avrebbe probabilmente costato la vittoria.

Il voto spagnolo apre una sequenza: la Francia sceglierà il presidente nella primavera 2027, mentre Italia, Polonia, Finlandia e Grecia dovrebbero votare entro la fine dell’anno. Il commento prevede in diversi casi coalizioni di sinistra fragili davanti a una destra in crescita. Con gli Stati Uniti che chiedono all’Europa di fare di più per la propria difesa, elezioni così conflittuali renderanno più difficile definire un approccio comune alla sicurezza del continente.

Il commento di GrNet.it

Il decreto di gennaio sui 500.000 migranti regolarizzati e l’afflusso di decine di migliaia di persone a Ceuta a luglio mostrano che, per un paese mediterraneo, gestione delle frontiere e politica estera finiscono nello stesso voto. L’Italia, che secondo l’analisi andrà alle urne entro fine anno, condivide con Madrid l’esposizione su questo fronte, dove spesso sono impiegate forze dello Stato e capacità militari di sorveglianza. Resta da capire quanto una campagna giocata su Trump, Milei e Vox come figure negative lasci spazio a un confronto concreto su bilanci, capacità e impegni di difesa. È una domanda aperta anche per Roma, e le risposte potrebbero arrivare solo dopo i voti.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 5 ottobre 2026

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